FIRENZE «Non voglio certo giudicare il mio successore, ma quando i dipinti vengono spostati i rischi si corrono sempre e comunque, pur adottando tutti gli accorgimenti necessari. Secondo il codice dei beni culturali e del paesaggio le opere d'arte che qualificano un museo non possono essere prestate. Lascio al pubblico giudicare se i dipinti di Raffaello appartengano a questa categoria». Antonio Natali è l'ex direttore della Galleria degli Uffizi. Ha passato 35 dei suoi (quasi) 65 anni nel museo più visitato d'Italia, del quale è stato responsabile dal 2006 al 2015. A fine agosto è andato in pensione, documentando il suo ultimo giorno di lavoro con un video ironico pubblicato su Internet, in cui si allontana dagli Uffizi seguito da Cosimo I, Lorenzo il Magnifico, Michelangelo, Vasari e Leonardo, che si fermano al suo fianco intorno a una panchina. A pochi giorni dall'addio un anno dopo l'avvicendamento con il nuovo direttore Eike Schmidt Natali torna a parlare del Polo museale fiorentino e, in particolare, del prestito delle quattro tavole di Raffaello al Puskin di Mosca. Professor Natali, lei le avrebbe prestate queste opere? «Dico solo che nel 2006 mi sono opposto al prestito de "L'Annunciazione" di Leonardo a Tokyo. Ma ha deciso il ministero». Quindi la risposta è no. «Non devo dirlo io. La legge dice che le opere qualificanti di un museo non possono essere spostate. Lascio al pubblico valutare se le quattro tavole di Raffaello appartengano a questa categoria». Lei, fra l'altro, è stato il primo direttore di un museo italiano a introdurre una lista di opere inamovibili. «Sì. Per non fare il "talebano" ne ho inserite appena 23. Di Botticelli, per esempio, ho messo solo la "Nascita di Venere" e la "Primavera". Non sono le mie preferite, ma è giusto che non vengano mai spostate da qui, dato che turisti da tutto il mondo vengono in Toscana solo per vederle». L'attuale direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, ha annunciato di voler allungare la sua lista. «Credo che lo farà, e ne sarei felicissimo, includendo alcune opere esposte a Palazzo Pitti (Schmidt è anche responsabile di questo museo ndr). Però se si decide di ampliare la lista degli imprestabili, e poi si presta la "Venere di Urbino" di Tiziano al Palazzo Ducale di Urbino, sorge una contraddizione. Ma ripeto: non sta a me giudicare, ma al pubblico». (s