Lettera al ministero di 40 lavoratori: «Preoccupati per sicurezza, danni ed errori». Il direttore: «Incontri mensili per affrontare i problemi, ma serve più flessibilità» MANTOVA. Preoccupati per episodi che a loro avviso «mettono a dura prova cose e persone» circa quaranta dipendenti di Palazzo Ducale scrivono al direttore Assmann e al ministro Franceschini. Le perplessità che circa la metà dei 108 lavoratori del complesso museale denunciano in una lettera riguardano diversi aspetti: il moltiplicarsi di lavori come «cantieri non segnalati, cavi passanti nei luoghi di transito, movimentazione di opere, attrezzature rumorosissime» che «ha portato molto spesso ad operare disattendendo alle più elementari norme di sicurezza dei lavoratori e dei visitatori ma anche delle strutture e delle opere» senza che, a loro dire, «venisse predisposta la dovuta comunicazione al personale»; «danni alle opere e agli ambienti, dal crollo della cornice nel Salone degli Arcieri a danni agli stucchi della Sala degli Specchi o delle cornici dei quadri in Galleria nuova»; «grandi disagi ai visitatori, costretti a percorsi parziali spesso nella confusione». Un lungo elenco a cui aggiungono anche «le imprecisioni nei nuovi pannelli su Rubens», «audioguide mai aggiornate a fronte di cambiamenti corposi», un «andirivieni continuo anche nelle parti chiuse del museo di personale non identificato» e il fatto che «i pregiati beni che fanno da sempre vanto di questo museo siano accatastati nella polvere» mentre «le sale del palazzo diventano luogo di esposizione di beni e opere altrui, privati». Oggetto di un'interrogazione al ministro del parlamentare mantovano Alberto Zolezzi (M5S) secondo il quale «quanto accade a Mantova potrebbe in parte essere spiegato da scarsi finanziamenti e da necessità di fare cassa». Zolezzi punta anche il dito contro la riforma Franceschini nella quale «appare una separazione della tutela e conservazione museale dalla promozione dagli eventi» e «non risulta chiaro il ruolo del direttore museale» con «il rischio della perdita di una figura con il ruolo di conservatore del bene, come appare anche nel caso di Palazzo Ducale, dove non si coglie alcun progetto museologico nè una supervisione da parte della direzione generale musei». Dopo una prima risposta (indirizzata per conoscenza anche al ministro) ai firmatari della lettera, in cui ribadiva la propria disponibilità «a ricevervi per rispondere alle vostre perplessità», il direttore Assmann oggi conferma la propria apertura e di aver già stabilito «un incontro mensile con me e altri funzionari per affrontare insieme i problemi». Ammettendo «che dobbiamo migliorare la comunicazione», fa comunque presente che «oggi siamo un museo e non più una reggia visitabile in parte», che «serve un po' di flessibilità da parte di tutti», che i problemi sono stati affrontati non appena si sono manifestati e che le polemiche non aiutano certo a risolvere i problemi. «Invito tutti a fare un sopralluogo e a indicarci errori se ce ne sono» conclude Assmann ricordando però anche gli apprezzamenti ricevuti per il lavoro svolto. L'ultimo esempio: ArtFiera di Verona «ci ha voluto come partner considerandoci allo stesso livello di Mart e Maxxi».