Secondo le accuse del pm Gianni Tei, gli imputati avrebbero spacciato per restauro la radicale trasformazione del palazzo, con cambio di destinazione in turistico-ricettiva (ma in centro non possono nascere nuovi alberghi) e con incremento del carico urbanistico. Per eseguire i lavori erano state presentate tra il 2004 e il 2009 numerose dichiarazioni di inizio attività che qualificavano gli interventi come restauro e poi come varianti al progetto. Durante l'inchiesta, i 38 appartamenti del lussuoso complesso furono anche posti sotto sequestro. I sigilli li tolse il Riesame, che evidenziò come Palazzo Tornabuoni non fosse aperto al pubblico ma riservato solo agli 80, selezionatissimi soci o ai loro invitati e ai proprietari degli altri appartamenti. Per la Cassazione la contesa tra restauro e ristrutturazione deve invece ancora essere chiarita. «I lavori sono stati fatti in conformità al parere della Soprintendenza e del Comune: il Palazzo è stato valorizzato, diminuendone il carico urbanistico», dice l'avvocato Traversi.