INGARBUGLIATI tra l'epoca romana e quella bizantina, fra armature bronzee e terracotte di sirene perché per consentire l'accesso a tutte le sale e non proporre visite parziali, che sembrerebbero quantomeno ingiustificate visto che il primo piano propone i noti ori e il secondo è stato inaugurato in pompa magna il 29 luglio alla contestata presenza di Renzi e di Franceschini - ci si trova obbligati a visite a tempo limitato: un'ora per piano, seguendo il flusso. Capita dunque che i più sfortunati vengano invitati a raggiungere il gruppo al primo piano per un quarto d'ora («poi scatta il secondo, e dovete seguire gli altri ») e che abbiano dunque a disposizione a malapena 60 minuti per rimettere a posto il flusso della storia, scombinato da questa sinistra macchina del tempo dettata da esigenze di personale. «È stata una scelta obbligata spiega Eva Degl'Innocenti, direttrice del MarTa per non chiudere nessuna sala, e continuare ad offrire ai visitatori orari lunghi e continuati». Attualmente dei 46 dipendenti della struttura, 29 sono destinati all'accoglienza, alla fruizione e alla vigilanza, ma sarebbero necessarie almeno altre nove persone a tempo pieno per garantire una corretta fruizione degli spazi, con la speranza che l'interesse generato dal museo con i mesi non cali. Per ora i numeri sono da record: 3.600 le visite giornaliere per la prima domenica di agosto quando l'accesso è stato gratuito per la campagna domenicalmuseo, tremila in media i visitatori a settimana (con un biglietto d'ingresso di 5 euro). Un incremento del 60 per cento rispetto al 2015, e un obiettivo che punta ai 60mila ingressi annui. Pochi se paragonati alle più importanti realtà italiane. Basti pensare che secondo i dati del ministero ai Beni culturali il Colosseo ha oltre 6milioni di visitatori, la Pinacoteca di Brera sfiora i 300mila, e Castel del Monte di Andria si attesta sui 250mila. Ma molti, e soprattutto in rapida crescita, se confrontati agli anni passati. «A causa della riforma continua Degl'Innocenti siamo in un momento di transizione. Il personale arriverà, anche se non sappiamo quando. Intanto suppliamo alle mancanze con lo spirito di squadra». La voglia di coinvolgere il visitatore è limpida, e anche l'entusiasmo da parte dei dipendenti che si prestano a questo gioco imprevedibile, che è un sali scendi ininterrotto fra primo e secondo piano. Il disagio resta però tangibile. Lasciare una sala mentre si è in piena contemplazione è un fastidio che non ha pari, come la difficoltà a restituire dimensione storica in questo gorgo temporale che fa procedere il visitatore per blocchi alterni. Spiegarlo agli stranieri, che rappresentano una minima parte dei visitatori, è complicato. I tarantini reagiscono con la sintesi consueta del pensiero locale: tutte a noi. Ma fra un vaso e una statua riscoprono il valore identitario di questo spazio dal respiro internazionale, che rivela la sua fondamentale importanza: rammentare le radici di una città, mostrare che cosa è la bellezza. Ricordo quando ero piccola, e la scuola ci accompagnava per le anguste sale del museo, che erano lunghe vetrate sporche sulle quali noi bambini distendevamo le mani, quasi sfiorare con le dita quella superficie liscia, che con il fiato si appannava, ci portasse indietro nel tempo. «Il Marta conclude Degl'Innocenti - era l'orgoglio dei tarantini e sta tornando ad esserloa. È molto importante per questa città e per l'intera provincia Ionica riuscire a sviluppare un modello economico basato sulla cultura». Per proiettare nel futuro il museo, inaugurato nel 1905 dopo 18 anni dall'istituzione, gioverebbe anche una migliore presentazione sul web e un incremento di visibilità sui social network, utili per sponsorizzare le mostre a tema come quella appena inaugurata sui maestri dell'argilla. Ma, come per il personale in arrivo, c'è da augurarsi che sia solo questione di tempo.