Renzi come Berlusconi esclude le Soprintendenze dal dopo-sisma? di Vittorio Emiliani Romano Prodi fu onorato di avere al suo fianco nel post-terremoto di Assisi (1997) direttori generali, soprintendenti, tecnici del calibro di Mario Serio, Antonio Paolucci, Maria Luisa Polichetti, Pippo Basile e altri ancora. Erano e furono una garanzia per tutti. Con Matteo Renzi non è più così. Come non lo fu con Silvio Berlusconi all'Aquila. Stando alle cronache di Amatrice, viene da chiedersi Soprintendenze e Soprintendenti ai Beni Culturali ci sono ancora? Walter Veltroni allora fu molto presente. E l'attuale ministro Dario Franceschini? E il MiBACT? Alla prima riunione convocata martedì da Renzi per Casa Italia hanno sentito tutti - dalle Regioni giù, giù fino a Legambiente (non altre associazioni non meno combattive e attrezzate) - non le Soprintendenze un tempo "competenti", non il MiBACT. Si occuperanno ancora delle zone terremotate? Amatrice e la sua "marca di confine" non saranno ricche di monumenti e di centri storici quanto il Friuli colpito al cuore nel 1977, quanto l'Irpinia sbriciolata nell'80 o quanto la vasta area da Assisi a Urbino ferita nel 1997, e tuttavia allineano centri storici importanti e complessi, musei locali, chiese e conventi significativi. Ma il ministro che si è visto di più, col premier Renzi, è Graziano Del Rio delle Infrastrutture. Mentre Franceschini (Beni Culturali e Turismo, qui importante) e Galletti (Ambiente, parchi e altro) sono finiti a "Chi l'ha visto?" Purtroppo fu così anche all'Aquila dove Berlusconi ebbe, fra le altre, la fantastica idea di mettere in un angolo le Soprintendenze e di lasciare tutto il campo alla Protezione Civile di Bertolaso, col desolante bilancio che sappiamo. Uno dei maggiori strutturisti del mondo - quel Giorgio Croci che con Paolo Rocchi aveva messo splendidamente in sicurezza la Basilica Superiore di Assisi - venne chiamato per Collemaggio una ventina di giorni dopo il sisma. Il maggior esperto di dopo-sisma e beni culturali, Pippo Basile, dell'Istituto Centrale del Restauro, gran regista, purtroppo scomparso, venne addirittura rispedito a casa. Appena andato in pensione, si era presentato all'Aquila con una assicurazione privata, l'elmetto di plastica e una mole di esperienza davvero unica. Ma dovette sconsolatamente tornarsene a Roma. Non serviva. Racconto questo perché le ricostruzioni post-terremoto che vengono finalmente citate ad esempio sono quelle, per l'appunto, del Friuli e di Umbria-Marche (sull'Emilia il giudizio per la parte Beni culturali è più che perplesso, molto critico da parte di Italia Nostra regionale). Voglio rammentare che all'interno di una ricostruzione - quella dell'Irpinia e di Napoli - che fu oggetto addirittura di una severa inchiesta parlamentare guidata da Oscar Luigi Scalfaro vi furono almeno due grandi settori immuni da critiche: a) la ricostruzione dei monumenti storico-artistici affidata con uno stanziamento di 300 miliardi di lire di allora alla Soprintendenza speciale guidata dal napoletano Mario De Cunzo che agì in modo esemplare e anche rapido; b) la riqualificazione e il restauro di ben 20.000 alloggi a Napoli (commissario Maurizio Valenzi, vice-commissario l'urbanista Vezio De Lucia) che avvenne in tempi piuttosto brevi, senza critiche né, tantomeno, avvisi di garanzia. Vorrei aggiungere che la Soprintendenza speciale per il Terremoto creata da un altro dirigente, Giuseppe Proietti, agì bene e costituì più tardi coi suoi architetti quel nucleo centrale di valutazione dei progetti di tutta Italia che evitò parecchi "mostri" all'anno. Nucleo divelto, ahimè, dal Titolo V versione federalista che abolì quella utilissima corte d'appello anti-mostri. Non mi dilungo sul Friuli dove funzionò egregiamente l'intesa fra Soprintendenze statali, uffici tecnici regionali, Curie vescovili, Comuni e soprattutto comitati di cittadini decisi, specie a Venzone, a ricostruire "com'era e dov'era". Quell'esperienza esemplare contenuta in un libro, oggi prezioso e che sarebbe da ripubblicare, uscito da Einaudi nella collana diretta da Corrado Stajano "Le pietre dello scandalo" (1980) curato da Maria Teresa Binaghi Olivari, Marisa Dalai, Remo Cacitti e altri (prefazione di Andrea Emiliani). La stessa Marisa Dalai venne chiamata nel '97 dal commissario per la ricostruzione, l'indimenticabile Mario Serio direttore generale del Ministero, per affiancare nella ricostruzione delle Marche, l'espertissima Maria Luisa Polichetti, già soprintendente in quella regione, mentre per l'Umbria con Antonio Paolucci, soprintendente di lungo corso, collaborò uno straordinario conoscitore della regione,lo storico dell'arte Bruno Toscano. I risultati furono eccellenti. Nulla di tutto questo invece all'Aquila col duo Berlusconi-Bertolaso. Ed ora? Ora si parla di archistar e di grandi tecnici. Ma il MiBACT dov'è finito? Sappiamo che le deformanti riforme di Franceschini hanno precipitato in una caotica paralisi le Soprintendenze e però non vorremmo che esse fossero lasciate, come nel 2009, in un canto perché detestate dal premier Renzi; "Sovrintendente (sic!) è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grige. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente (sic!) de che?". Renzi l'ha scritto nel suo "Stil Novo" pochi anni fa, nel 2012. Vasco Errani è uomo esperto, desideroso di far bene, non dia retta a queste smanie e guardi alla storia delle ricostruzioni meglio riuscite. Compresa quella di Tuscania dopo il 1971 (31 morti e una splendida città diroccata). Altrimenti saranno guai seri.
Intervento di Vittorio Emiliani: Renzi come Berlusconi esclude le Soprintendenze dal dopo-sisma?
Il ministro Dario Franceschini ha escluso le Soprintendenze dal dopo-sisma, come ha fatto anche il premier Matteo Renzi. Questo ha sollevato preoccupazioni tra gli esperti di beni culturali e i comitati di cittadini decisi a ricostruire le zone colpite dal terremoto. La Soprintendenza speciale per il Terremoto creata nel 1997 ha agito bene in passato, come ad esempio nella ricostruzione di Napoli dopo il terremoto del 1980. Tuttavia, la riforma di Franceschini ha precipitato in una caotica paralisi le Soprintendenze. Il ministro ha anche escluso il MiBACT, l'ente che si occupa dei beni culturali, dalla ricostruzione delle zone terremotate.
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