VENEZIA «La situazione di Venezia è sotto gli occhi del mondo. E il governo non ha fatto nulla per rispondere al richiamo dell'Unesco. Anzi, ha mobilitato le lobby per neutralizzare l'ultimatum». Il professor Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa, archeologo e componente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha rilanciato il caso Venezia sul New York Times International. «Il turismo è la peste del Duemila che minaccia la sopravvivenza di Venezia», ha scritto, «la città più bella del mondo si sta trasformando in un centro commerciale disneyzzato con il tessuto sociale distrutto, milioni di turisti che sciamano per le calli e nei canali, gli abitanti che se ne vanno». «Possiamo salvare Venezia prima che sia troppo tardi?», il titolo dell'importante quotidiano. Dura la reazione della giunta Brugnaro. «Non può parlare, è un calabrese che abita a Pisa», ha risposto Maurizio Crovato, ex giornalista Rai e capogruppo della lista Brugnaro in consiglio comunale. Settis non replica. «Rispondo agli argomenti e questo non è un argomento», scandisce al telefono tra una pausa e l'altra del suo saggio sulla cultura araba classica che sta scrivendo ad Abu Dhabi, «il mio pezzo è stato letto da decine di migliaia di persone, suscitando centinaia di commenti sul web. Mi pare un segno eloquente dell'interesse degli americani e del mondo per il futuro di Venezia». Un allarme che non è nuovo, quello lanciato da Settis. Che già qualche anno fa aveva polemizzato dalla prima pagina di Repubblica con il sindaco Giorgio Orsoni per la "svendita" dei palazzi e l'assalto turistico alla città d'acqua. «Ho ricevuto decine di messaggi di felicitazioni e sollecitazioni ad andare avanti», racconta Settis. Tra queste, una lunga lettera di Anna Somers Cock, presidente del Comitato privato per la Salvaguardia inglese Venice in peril. «Mi ha ricordato che il primo allarme dell'Unesco è stato lanciato nel 2014. Fate qualcosa o Venezia sarà cancellata dall'elenco dei siti Patrimonio dell'Umanità. Sapete cosa ha fatto il governo per risolvere la situazione? Nulla, nulla di nulla». «Anzi», continua Settis, «invece di affrontare le questioni nel merito ha avviato una azione di lobbying per cercare di neutralizzare l'ultimatum dell'associazione mondiale per la tutela del patrimonio artistico. A fronte degli allarmi che si ripetono, accusa il professore, «nulla è stato fatto». I turisti si sono moltiplicati e adesso sfiorano la soglia dei 30 milioni di unità in un anno. Erano 27 milioni nel 2015, ma l'aumento è esponenziale. Crescono soprattutto i turisti giornalieri, i cosiddetti "mordi e fuggi". Arrivano la mattina e se ne vanno la sera dopo aver percorso a piedi o in barche private la città, non acquistano nulla, consumano e basta. Dall'altra il proliferare degli alberghi e delle strutture ricettive. Settis cita qualche numero nel suo editoriale sul New York Times. «In 15 anni», scrive, «dal Canal Grande se ne sono andati uffici pubblici e di rappresentanza. E hanno aperto 16 nuovi hotel». Situazione ancora più grave e non sempre sotto controllo quella degli affittacamere, dei bed and breakfast e degli appartamenti affittati ai turisti. Sono gli stessi veneziani ad approfittare di una situazione che dopo aver permesso modifiche edilizie adesso può contare su scarsi controlli e sanzioni irrisorie. La trasformazione è evidente, e molti abitanti sono stati sfrattati dalle loro case. Così i residenti nella città storica (Venezia e Giudecca) sono scesi per la prima volta sotto la quota di 56 mila. La metà di quanti erano negli anni Ottanta. Un esodo che la Legge speciale e i miliardi di euro arrivati in laguna dal governo per la salvaguardia non ha fermato. Anzi. Intorno a tutto questo i grandi problemi del Mose, la grande opera adesso rallentata dopo la scoperta della corruzione. Quasi sei miliardi di euro per le dighe mobili che dovrebbero proteggere Venezia dalle acque alte. Anche qui in cambio è arrivato il taglio dei finanziamenti, dello scavo dei rii e della manutenzione, dei contributi ai privati per i restauri delle case e delle fondamenta. Lo Stato ha puntato tutto sulla grande opera trascurando la vera salvaguardia di Venezia, quella dei suoi abitanti. Ci sono anche le grandi navi. Altro punto dolente nella relazione Unesco che ha messo in mora il governo italiano. «Troppa pressione e nessun provvedimento per invertire la tendenza». «I governanti si comportano in modo inetto», dice Settis senza mezze misure, «a quattro anni e mezzo dal naufragio della Costa Concordia le grandi navi continuano a passare per il bacino San Marco e il canale della Giudecca». Infine, la messa in mora da parte dell'Unesco. In febbraio potrebbero arrivare proposte concrete per la salvaguardia di Venezia, viste le mancate risposte delle istituzioni e del governo italiano. «Sono queste», dice Settis, «le questioni su cui chiediamo risposta. La situazione di Venezia si aggrava e nessuno fa nulla».
Venezia è in pericolo e il mondo è preoccupato
Il professor Salvatore Settis, archeologo e componente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha scritto un articolo sul New York Times International in cui critica il governo italiano per non aver fatto nulla per rispondere all'ultimatum dell'Unesco sulla situazione di Venezia. Settis sostiene che il turismo è la peste del Duemila che minaccia la sopravvivenza della città, con milioni di turisti che sciamano per le calli e nei canali, distruggendo il tessuto sociale e consumando le risorse. Ha anche criticato il governo per aver avviato un'azione di lobbying per neutralizzare l'ultimatum dell'Unesco, anziché affrontare le questioni nel merito.
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