Viene dai tesori in fondo al mare la nuova frontiera del turismo culturale e sostenibile in Sicilia e nel Trapanese. Con 1500 siti subacquei censiti dalla Soprintendenza del Mare, di cui 23 già "aperti" al pubblico, le profondità marine dell'Isola raccontano un storia lunga secoli. Un patrimonio che si cerca di rendere fruibile anche per chi non ha il brevetto sub, investendo, faticosamente, in tecnologia. Il primo percorso, quello di Cala Minnola a Levanzo nelle isole Egadi, è stato inaugurato nel 2004, l'ultimo, a nord di Capo Boeo a Marsala, appena due giorni fa. Quello che, invece, non è ancora un percorso ma un sito appena scoperto si trova ad Aci Castello, a circa 70 metri di profondità, dove è stato trovato un relitto di una nave da carico del II secolo a.C. con centinaia di anfore. Intanto anche a Marsala, con il supporto dei diving center, in convenzione annuale con la Soprintendenza del Mare, i turisti possono osservare da vicino i resti dell'antico porto della Lilybeo di epoca romana e dello "sbarramento spagnolo" realizzato con grossi massi nel 1575 su ordine di Don Giovanni d'Austria per frenare le incursioni dei pirati saraceni. Con l'apertura di Capo Boeo salgono a cinque in provincia di Trapani i siti archeologici subacquei. Qui a comporre, al momento, l'itinerario delle aree archeologiche marine sono i percorsi di Cala Gadir nell'isola di Pantelleria, con i resti di due relitti di età ellenistica, risalenti al III secolo a.C., una decina di anfore, cocciame vario e frammenti dello scafo ligneo depositati a circa 20 metri di profondità, e quelli di San Vito Lo Capo con i siti delle Macine nella zona del faro a nord del porto, dove a 20 metri si possono ammirare i resti di una nave che trasportava macine fatte di lava, ceramiche e frammenti di legno dello scafo, e quello del relitto Kent alla Tonnara del Secco, la celebre "nave dei corani". «Nei nostri database dice il Soprintendente del mare Sebastiano Tusa abbiamo censito 1500 siti dei mari della Sicilia e delle isole minori. Teoricamente potremmo renderne fruibili altri, ma occorrono le risorse per poterli gestire. Gli itinerari subacquei necessitano ogni anno della manutenzione poiché le attrezzature che si depositano in fondo al mare subiscono danneggiamenti ». Attrezzature, ovvero telecamere, di cui nel trapanese sono dotati gli itinerari di Levanzo e Pantelleria. Nelle acque delle Egadi dove depositati a una profondità di 30 metri ci sono i resti di un relitto, del I secolo a.C., utilizzato per il trasporto di anfore romane di età repubblicana, di cui un centinaio sono visibili le telecamere subacquee consentono a coloro che non si immergono di vedere le immagini sui monitor che si trovano nella sede del Comune di Favignana, anche se l'idea della Soprintendenza del mare sarebbe quella di creare un polo di archeologia subacquea all'ex Stabilimento Florio, dove è stato allestito il Museo della Battaglia delle Egadi e dove si potrebbe anche ammirare, in tempo reale, ciò che è custodito a poche miglia di profondità. Il controllo dei luoghi e la fruizione da terra è possibile anche per il sito di Pantelleria visitabile attraverso il web collegandosi sul sito della Soprintendenza del Mare. «La nostra idea dice Tusa sarebbe quella di dotare gli altri siti di telecamere. Nei musei vicini ai siti subacquei potrebbero essere allestite apposite sale per consentire la fruizione dei fondali anche a chi non fa immersioni. Se è pur vero che le telecamere subacquee non costano molto c'è sempre un problema legato ai costi per la manutenzione e per la gestione e se non si dispone delle risorse necessarie è meglio non renderli fruibili». L'ultima e innovativa trovata, disponibile solo in pochi percorsi, è, invece, quella del comuputer palmare subaqueo, fornito ad alcuni diving center, da indossare al polso, dotato di un sensore che poggiato a un altro sensore apposto su cartellino di cui è dotato il reperto segnala descrizione e immagine dell'oggetto ricostruito.