SOLTANTO due rampe di scale separano l'aula del parlamento dove Vittorio Emanuele II proclamò la nascita del Regno d'Italia e quella che il direttore del Museo del Risorgimento, Ferruccio Martinotti, non sa più come definire, se non «una latrina a cielo aperto». Sotto il porticato di Palazzo Carignano, sul lato di piazza Carlo Alberto, l'odore è nauseante, inasprito ancor di più dalla calura estiva delle ultime settimane. Viene meno il respiro. Eppure, se si vuole entrare nel tempio del Risorgimento italiano, quella è la strada: un lungo percorso, che attraversa tutta la facciata ottocentesca della residenza sabauda dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, tra i giacigli di cartone improvvisati dal gruppo di disperati che da mesi ormai hanno eletto il portico a propria dimora, sia di notte sia di giorno, cumuli di bottiglie di birra vuole e lasciate abbandonate sui ripiani di pietra grigia, angoli tra un pilatro e l'altro trasformati in vespasiani maleodoranti a cielo aperto. Il manager che dal 4 luglio ha preso in mano le redini del museo nazionale non sa più a che santo votarsi. Sulla sua scrivania ha accumulato un mazzo di lettere, tutte spedite negli ultimi due mesi, e quasi tutte rimaste senza risposta: «Ho scritto per segnalare il problema alla prefettura, alla questura, ai carabinieri, alla polizia municipale, alla soprintendenza ai servizi sociali del Comune, persino alla polizia veterinaria, per via dei cani che dormono con i senza fissa dimora: a parte i vigili urbani di zona racconta il direttore Martinotti nessuno mi ha risposto. Non so più cosa fare e a chi rivolgermi. L'elenco del telefono è finito». Il degrado in cui versa il portico di Palazzo Carignano non passa inosservato, come ha segnalato nei giorni scorsi anche una lettera di un lettore di Repubblica. Turisti e visitatori storcono il naso, quando passano dalla piazza, diretti magari verso piazza Castello, via Po o i ristoranti della Galleria Subalpina. «In tanti precisa il direttore Martinotti lasciano scritto sul nostro libro dei commenti che è una situazione indegna. E ce ne fanno una colpa. Ma il personale del museo pulisce l'atrio e il porticato del palazzo periodicamente, ben oltre le proprie competenze specifiche. Di più non possiamo fare». Il direttore è amareggiato. Lo pervade un senso di impotenza. Non solo perché «questa situazione dissuade cittadini e turisti ad attraversare il porticato e dunque a entrare nel museo», ma perché «arreca un gravissimo danno a un patrimonio culturale della nazione ». E, aggiunge, «non possiamo nemmeno voltarci dall'altra parte e accettare passivamente che lì sotto vivano tutto il giorno delle persone, anche giovani, come una ragazza di vent'anni per cui abbiamo chiamato i servizi sociali, che si trovano abbandonate in condizioni igieniche e umane indegne di un mondo civile». Nemmeno un mese fa, il 5 agosto, i vigili urbani della sezione Centro hanno provato a "sgomberare", invitandoli a trovarsi un altro posto, i senza dimora che stanno sotto i portici di Palazzo Carignano, insieme a quelli che avevano trovato casa in via Roma, via Cernaia, via Viotti, Galleria San Federico e piazza Cln. L'Amiat è stata chiamata per ripulire l'accampamento con le pulitrici ad acqua. «Ma dopo poche ore precisa il direttore del museo tutto è tornato esattamente come prima, rendendo l'operazione di sgombero e pulizia pressoché inutile».