Ottantadue opere recuperate dal museo civico di Amatrice devastato dal sisma In azione una squadra di vigili del fuoco guidata da quattro funzionarie del ministero Missione compiuta: non ci speravano nemmeno loro, le monuments women sono quattro donne del ministero dei Beni culturali a imbracare e salvare la memoria artistica di Amatrice che avrebbero vinto 82 a zero. Ottantadue opere salvate tutte quelle che c'erano rivestite di lenzuolate di carta, infagottate nel polistirolo e addormentate in scatoloni di cartone per essere trasportate sane e salve alla scuola del Corpo forestale di Cittaducale, che le ospiterà fino al loro ritorno. Sepolte nella chiesa sconsacrata di Sant'Emidio, diventata nel 2003 museo civico di Amatrice, sono riemerse senza un graffio. Una squadra di una quindicina di vigili del fuoco di Venezia fa il lavoro più pericoloso: s'insinua nell'edificio pericolante diretta dalle indicazioni delle due esperte della Soprintendenza del Lazio e delle due restauratrici dell'Istituto centrale del restauro. Il passaggio è uno squarcio sul fianco dell'ex chiesa, non è stato necessario calarsi dall'alto come pure era stato preventivato. L'obiettivo è portar via tutto prima che ci pensino i crolli, la polvere e il maltempo. Zona rossa di Amatrice, lungo il tratto basso del corso principale che si apre con un monte di macerie a sinistra. Pochi metri prima, lungo il ripido pendio a bordo strada già inaccessibile senza autorizzazione, i cani molecolari dell'Istituto di Medicina legale dell'Università di Bari stanno cercando uno dei dispersi. Lì accanto, il pool della Soprintendenza incontra la squadra dei vigili del fuoco di Venezia che l'accompagnerà tra le viscere devastate di quel museo sognato e realizzato da Floriana Svizzeretto, la sua prima direttrice uccisa dal sisma a pochi metri dalla sua creatura, cui era rimasta legata anche dopo aver passato la mano. È mezzogiorno quando la squadra entra nella zona rossa accompagnata da Repubblica e dal Tg1. Casco obbligatorio in testa: «State lontani dai muri delle case e camminate sempre al centro della strada», chiedono i vigili del fuoco. Cento metri di viaggio nell'incubo di Amatrice, a sinistra il porticato del convento «da demolire», a destra case sventrate, davanti a noi la piazzetta e il corso trasformato in una barricata di macerie su cui altri vigili del fuoco camminano cercando dispersi. Più avanti, a sinistra c'è l'inferno dell'hotel Roma ma le monuments women si fermano prima. Sulla destra, ecco il museo civico Cola Filotesio: un edificio pericolante rigonfio nel ventre come se i muri esterni fossero sul punto di esplodere. Dentro non va meglio: «L'interno è devastato spiega Alessandra Acconci della Soprintendenza un lato è crollato con due volte a crociera del presbiterio originale, con affreschi del XV secolo in gran parte perduti. Ma li recupereremo, una volta messo in sicurezza l'edificio». I primi obiettivi sono i due pezzi più pregiati: «Soprattutto il Reliquiario della Filetta, un'opera d'oreficeria liturgica del 1472 in argento e metallo dell'orafo ascolano Pietro Paolo Vannini. Eccolo qui, perfettamente intatto», mostra Acconci. Dello stesso orafo emergono in buone condizioni anche due croci processionali. E si salva, impolverata ma non danneggiata, anche la tavola della Sacra famiglia di Nicola Filotesio detto Cola da Amatrice, il pezzo più simbolico. Per la grande pala d'altare in olio su tela della scuola di Jacopo Siculo con la crocifissione e i santi, opera del XVI secolo, il furgone della Forestale non basta. È troppo piccolo per l'opera imballata che, nuda, già misurava 275 per 174 centimetri. «Potete mandarne un altro?».
ARQUATA. L'arte salvata dalle donne tra le macerie riemerge un tesoro
Una squadra di vigili del fuoco di Venezia, guidata da quattro funzionarie del ministero dei Beni culturali, è entrata nella zona rossa di Amatrice devastata dal sisma per recuperare opere d'arte salvate dal museo civico. Le opere, rivestite di lenzuolate di carta e infagottate in scatoloni di cartone, sono state trasportate sane e salve alla scuola del Corpo forestale di Cittaducale. La squadra ha superato con successo il passaggio pericoloso nell'ex chiesa sconsacrata del museo, dove le opere sono state trovate senza graffi. Le opere più pregiate, come il Reliquiario della Filetta e la tavola della Sacra famiglia, sono state salvate e trasportate in sicurezza.
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