Il sindaco smorza la polemica: io e Francesco andiamo d'accordo, lui ha semplicemente espresso un'opinione. «Gradevoli i giardini che la circondano, ricchi di piante di ogni gusto, rendono le passeggiate estremamente affascinanti». Il marchese De Sade, che descrìve in questo modo Villa Pamphili così come gli appariva ai suoi giorni, non aveva davanti a sé via Leone XIII che oggi attraversa il parco tagliandolo in due. Ma forse, con sadismo, non sarebbe indifferente all'improvvisa querelle che si è innescata tra l'ex sindaco della città nonché esponente della Margherita, Francesco Rutelli, e il sindaco in carica nonché esponente dei Ds Walter Veltroni, portatori a quanto sembra dì due diversi modi di ricucire le slabbrature urbanistiche di Roma che hanno il sapore della ripicca. Col primo che invita a soprassedere sulla riunìficazione di Villa Pamphili programmato dal secondo, rilanciando invece l'ipotesi della ricucitura del Circo Massimo al Palatino. Il giorno dopo Veltroni getta acqua sul fuoco. «Francesco Rutelli e io andiamo d'accordo, siamo sempre andati d'accordo e continueremo ad andare d'accordo. La polemica proprio non esiste». Aggiungendo: «Ci siamo sentiti stamattina e ci siamo detti che non è possibile che qualsiasi affermazione diventi subito una polemica. Lui ha espresso un'opinione su una questione, ed è una cosa assolutamente naturale. Ma noi andiamo d'accordo sotto ogni punto di vista. Anche ieri ha detto cose molto belle sull'amministrazione comunale». Lezione di souplesse. Ma intanto la discussione si è accesa, gli schieramenti sì formano, il pronunciamento non tarda. Sono in tanti, tra gli addetti ai lavori, a dire sì senza tentennamenti all'intervento su Villa Pamphili: nomi come quelli di Vezìo De Lucia, Francesco Purini, Pier Luigi Cervellati, Paolo Portoghesi, Renato Nicolini, Italo Insolera. Spiega Portoghesi: «Quella Villa divisa in due da una strada che poteva essere interrata subito, al momento della sua costruzione, con poca spesa in più, costituisce un vero scandalo. La pressione delle Olimpiadi del 1960 ha inferto questa profonda ferita nei confronti del più grande polmone verde della città. Eliminare questo insulto urbanistico è una vera priorità». Aggiunge Pier Luigi Cervellati: «Credo che poter ritrovare lo splendore di questa meraviglia del 600-700 costituisca un evento davvero clamoroso che segue l'insieme di di opere di riqualificazione che sì devono attribuire sia a Veltroni che a Rutelli. Ma voglio spezzare una lancia anche a favore del Circo Massimo. Se il sindaco ne avrà possibilità, affronti anche questa ricucitura...». E Franco Purini: «Riunire Villa Pamphili ha un alto valore emozionale, è un valore per il futuro, consente di ripensare ai grandi spasi e di recuperare il patrimonio». Anche per Vezio De Lucìa non c'è dubbio: «Bisogna fare come con l'altra ferita del 1960, quella che aveva interrotto l'Appia Antica. In questo caso però il risultato è ancor più vistoso, perché si tratta di uno dei parchi più importanti non solo di Roma o d'Italia ma del mondo. Inoltre mi auguro che l'interramento dell'Olimpica apra la strada ad altri interramenti, come per il Ora in tutte quelle zone in cui ha interrotto spasi agricoli unitari». Insomma, Villa Pamphili come giro dì boa urbanìstico sulla città. Ne è convinto anche Renato Nicolinì che dice: «La forma urbanistica di Roma dipende molto dalle Olimpiadi del '60. E una delle cose meno digeribili è stata la spaccatura in due di Villa Pamphili. Ricucirla è una priorità per tutta la città, è un fatto simbolico che indica la volontà di uscire dalla Roma degli anni '60». Chiude Italo Insolera: «Se ci fossero tanti soldi, uno potrebbe anche porsi il problema di scegliere. Ma qui se ne faccia una, intendo Villa Pamphili, poi si vedrà per il resto...». Preferiscono invece non schierarsi Piero Maria Lugli, Giuseppe Campos Venuti, Vittorio Gregotti. Il primo spiega: «La vera priorità è rendere la città più vivibile, a partire dal traffico...». Aggiunge il secondo: «Anch'io avrei una priorità, il traffico. Insomma vorrei accelerare la linea C, aggiungere semmai una lìnea D...». Da Milano, Gregotti dice: «Di priorità a Roma forse ce ne sono cinquanta. Scegliere è come tirare con i dadi...». Insomma, ci sono problemi più vasti. Ne è convinto Leonardo Benevolo che fa un nome, quello del centro storico. «Bisogna vedere i grandi temi che possono cambiarne il carattere, dopodiché si può passare ai dettagli - spiega l'urbanista -. Prendiamo il Circo Massimo, che ho studiato a lungo. Fa parte della zona archeologica centrale. E lì allora bisogna capire se c'è la volontà e la possibilità di svincolarsi da tutti quegli stradoni che attraversano l'area archeologica oppure no. Anni fa è stato invece posto un vincolo dei Beni culturali su tutte quelle orrende strutture moderne che ci sono intorno ai Fori, a San Gregario e al Circo Massimo. Adesso forse ora abbiamo un'occasione, la linea C. Ma per affrontare il riassetto complessivo di quest'area, così come di quella del Lungotevere di sinistra che andrebbe eliminato del tutto ritrovando il rapporto diretto di Roma col suo fiume, non si può procedere a pezzi. Occorre un discorso globale, d'insieme...».