"IO non so dire quale opera sia più importante, ma di una cosa sono certo: il Circo Massimo oggi è una mostruosa e orrenda marrana". Andrea Carandini, docente di Archeologia e Storia Greca e Romana all'università La Sapienza, conosce bene quella zona, e ha le idee molto chiare sull'argomento Circo Massimo e dintorni. Per sanare quella che lei definisce mostruosa e orrenda marrana è sufficiente riunirla al Palatino? «No. Per la riunificazione basta poco, ma è necessario fare di più: bisogna recuperare tutta l'area, restaurare l'emiciclo finale dove si è già scavato e al limite di questa zona scavare una grande sezione in profondità per conoscere la vera storia di quel monumento ancora completamente ignoto. Potremmo scoprire com'è nato, come si è sviluppato e altri elementi di grande importanza». E dopo questa campagna di studi? «A quel punto porremmo ricongiungerlo al Palatino e trasformare tutto il resto, scavo a parte, in un grande giardino. Penso all'esempio di piazza di Siena: una grande distesa di verde, con piante, che sarebbe frequentatissima dalle famiglie. E anche quell'edificio che guarda al lungo Tevere andrebbe annesso all'operazione, magari realizzandovi un importante polo museale: ai piedi dell'edificio giacciono i Carceres del Circo Massimo, che ospitavano i cavalli prima della corsa ». Per questa grande operazione basterebbero gli ottanta milioni di euro che Rutelli non vorrebbe spesi nel sottopasso di Villa Pamphili? «Non so se quella somma sia sufficiente, ma basterebbe per cominciare il lavoro. Esiste uno studio molto approfondito del soprintendente Eugenio la Rocca che ne parla e che ho potuto consultare, e comunque è ora di smettere di trattare e di utilizzare il Circo Massimo in maniera barbara e bassa, come fosse un piazzale solo adatto a manifestazioni di massa. Quel monumento oggi è una landa dimenticatae abbandonata: occorre rivedere tutto. E vorrei aggiungere una cosa: in questa città manca un luogo dove le persone competenti possano discutere delle scelte importanti. Le cose si discutono nelle segrete stanze e si vengono a sapere solo a decisioni già prese. Anche questo non va bene».