Governatore in pressing su Franceschini. Poi guarda a Marghera e chiama gli armatori: «Ci aiutino» Venezia. Dice che quel che sta accadendo a Venezia sulle Grandi Navi è «una manfrina ignobile» e ci vorrebbe «un armistizio tra i ministeri che giù a Roma si stanno facendo la guerra». Aggiunge che «la Regione non impone diktat» ma se fosse per lui non si scaverebbe alcun nuovo canale, perché sarebbe meglio pensare a come sfruttare quel che c'è già, dal canale dei Petroli a Porto Marghera. Infine, assicura: «Stasera (ieri, ndr .) all'inaugurazione della Mostra del Cinema insisterò col ministro Franceschini affinché dica qualcosa su questa storia che ci sta facendo fare una figuraccia sui giornali internazionali». Ultima, in ordine di apparizione, a firma Salvatore Settis sul New York Times . Il governatore Luca Zaia sa bene che in questi giorni gli occhi del mondo sono puntati su Venezia e che, purtroppo, non è un bel vedere. «Stiamo dando un'immagine deleteria della città: i cafoni che assediano calli e campielli e si tuffano nei canali; l'Unesco che minaccia di inserirci nella lista dei siti a rischio; e poi ci sono le Grandi Navi». Un argomento su cui, al di là delle fiammate polemiche improvvise, regna lo stallo più totale ormai da quattro anni. «Una situazione ingarbugliata» l'ha definita il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa ieri, all'uscita da una riunione con il consiglio d'amministrazione di Vtp (la società di gestione del terminal crociere), il sindaco Luigi Brugnaro, la Regione e la capitaneria di porto. «Ingarbugliata è dire poco - affonda Zaia - ci rendiamo conto che il decreto Clini-Passera è del 2012? Da allora non si è mossa foglia e ricordo che qui si va avanti in regime di deroga, visto che il decreto vieterebbe il transito nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca alle navi con una stazza superiore alle 40 mila tonnellate, mentre il limite oggi tollerato è di 96 mila tonnellate». I motivi dell'impasse? Per il governatore si deve citofonare Roma: «Stiamo assistendo a liti sotterranee, rimpalli tra ministeri in guerra. Io dico: fate quel che volete ma decidete e portate le navi fuori da San Marco e dalla Giudecca». Ma la Regione avrà pure un'idea sul da farsi, o no? «La Regione su questo argomento si è autocensurata - spiega il governatore - anche per togliere l'alibi a quanti non aspettano altro di poter dire: la soluzione non si trova per colpa di Zaia. Eh no signori, mi spiace. Sta a voi e soltanto a voi decidere. E loro non decidono». «Loro» sarebbero i ministeri delle Infrastrutture, dell'Ambiente e della Cultura. Una sua idea,però, Zaia in realtà ce l'ha, passa da una precondizione («Venezia non può rinunciare alla croceristica») e da una convinzione: «Se ci avventuriamo a scavare nuovi canali in mezzo alla laguna ci facciamo solo male». Il perché è presto detto: «Ragionare sulla carta è un conto: si traccia una rotta, si mette a punto un cronoprogramma restrittivo, si scrivono piani finanziari in cui gli scavi si pagano da soli col successivo passaggio delle navi. Ma la realtà, a Venezia, è ben diversa: lo sa chi ci abita che è difficile aprire perfino un balcone». Il governatore sembra aver cambiato idea rispetto ai tempi in cui sostenne l'escavazione del canale Contorta suggerita dal Porto ma non si tratterebbe di un cedimento alle proteste degli ambientalisti: «C'è un'intera comunità contraria all'ipotesi che si metta di nuovo mano alla laguna, non soltanto gli ambientalisti più radicali. Me ne sono reso conto proprio in occasione del dibattito pubblico sul Contorta. Credo sia un fattore limitante per una città delicatissima, dagli equilibri fragili, e non vorrei si passasse dalla padella alla brace. Forse sarebbe meglio guardare a quel che c'è già, dal canale dei Petroli a Porto Marghera, ma ripeto, non sta a me dire quale sia la soluzione più indicata e so bene che se si applicassero rigidamente tutte le norme per la salvaguardia a Venezia non si entrerebbe neppure con una canoa». Parole che probabilmente non faranno piacere a Brugnaro, granitico sostenitore dello scavo del nuovo canale Tresse (che poi è quello su cui si starebbe consumando lo scontro tra i ministeri a Roma) ma che potrebbero suonare intriganti per le compagnie di crociera, Msc, Costa Crociere e Royal Caribbean, che tempo fa si dissero disponibili ad investire 60 milioni proprio su Marghera. «Li abbiamo fatti entrare in Vtp e credo siano parecchio interessati al problema conclude Zaia spero diano il loro contributo, aiutandoci a disinnescare questa brutta storia».
Grandi navi, Zaia attacca i ministeri e dice no allo scavo di nuovi canali
Il governatore di Venezia, Luca Zaia, ha espresso preoccupazioni per lo stato di crisi del porto di Venezia, in particolare per le Grandi Navi. Ha chiesto ai ministeri di Roma di prendere misure per risolvere il problema, che è stato in discussione da quattro anni. Zaia ha anche espresso la sua disapprovazione per il decreto Clini-Passera, che vieterebbe il transito delle navi con una stazza superiore alle 40 mila tonnellate nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca. Ha suggerito di guardare a come sfruttare ciò che c'è già, come il canale dei Petroli a Porto Marghera, piuttosto che scavare nuovi canali.
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