Domani apre la nuova ala del museo con reperti mai visti Mantova. Il museo Archeologico di Mantova raddoppia. Domani aprirà le nuove sale e presenterà un allestimento realizzato con i reperti tolti dai depositi che li hanno custoditi per oltre cinquant'anni. Racconta le stratificazioni della città dei Gonzaga, tornando indietro nei secoli fino all'Età del bronzo. Ogni pezzo sottratto alla polvere del tempo è stato restaurato. Il basolato, una porzione di «cardo» (la strada romana in pietre che attraversava gli accampamenti prima, le città poi, da nord a sud), trovato durante uno scavo alla fine dell'800; il mosaico di epoca imperiale, forse parte di una splendida domus , trovato sotto la pavimentazione medioevale nella centrale piazza Sordello. All'epoca, questo ritrovamento già aveva contribuito a rivalutare l'importanza della Mantova romana. E proprio su piazza Sordello, dove s'affaccia l'ex Mercato dei bozzoli, sede del museo, s'aprirà il nuovo ingresso. L'Archeologico fa parte del Polo Museale della Lombardia e Stefano L'Occaso, il direttore, spiega: «La nuova esposizione va a colmare una grossa lacuna. Presenta materiali che raccontano la storia della città fino alle origini, passando dagli etruschi ai romani, all'insediamento longobardo. Tutto questo era completamente taciuto fino ad oggi, perché i musei e le istituzioni cittadine ci parlano della Mantova dei Gonzaga, della Mantova tardo medioevale, e poi rinascimentale, manierista e barocca». Molto altro è rimasto nei depositi. «Abbiamo selezionato il materiale più significativo esteticamente e per la pregnanza storica. Contiamo entro due anni di allestire gli ultimi due piani dell'ex Mercato dei bozzoli». Un tempo questo era il teatro dei Gonzaga, realizzato dall'architetto Bertani, che ereditò da Giulio Romano il ruolo di Prefetto delle fabbriche ducali. Distrutto dagli incendi e ricostruito più volte, finché cadde in disgrazia e fu destinato a mercato. Nel 1978 il Comune l'ha donato allo Stato per farne il museo Archeologico nazionale. In mostra, c'è il pavimento a mosaico bianco e nero di epoca Giulio Claudia (I secolo d.C.), ritrovato in piazza Paccagnini; gli affreschi di epoca longobarda strappati dall'area del Seminario vescovile. Ecco i cippi gromatici, usati dai romani per indicare le divisioni delle terre, la strada con tracce dei solchi carrai, i monumenti funerari, le terracotte usate per il trasporto di derrate, i capitelli con decorazioni in marmo verde, un pozzo, ma anche reperti da una domus , lucerne, anelli e collane con pendenti e cammei e infine testimonianze dei culti misterici. «Abbiamo riunito i materiali monumentali ai corredi, suggerendo le ricostruzioni delle aree di scavo dei singoli ritrovamenti, associando il materiale monumentale fino alla singola fibula, spilla cammeo, che ci raccontano una storia aggiunge la direttrice Nicoletta Giordani che ne ha curato l'allestimento . Fino a riallacciarsi alla Mantova dei Gonzaga e al rinascimento testimoniato dal vicino Palazzo Ducale». Una corsa contro il tempo, sei mesi di lavoro, un budget ridotto a un quarto del costo iniziale (250 mila euro). Ed ecco crescere lo spazio museale aperto nel 1998, con solo una sala, rivolta al lago, accessibile da un ingresso laterale di piazza Castello .
Alle radici di Mantova. Dai romani ai longobardi l'Archeologico raddoppia
Domani il museo Archeologico di Mantova apre la nuova ala con reperti mai visti. La nuova esposizione racconta la storia della città fino alle origini, passando dagli etruschi ai romani, all'insediamento longobardo. Il museo raddoppia le sue sale e presenterà un allestimento realizzato con i reperti tolti dai depositi per oltre cinquant'anni. Ecco i reperti più significativi: il basolato romano, il mosaico imperiale, il pavimento a mosaico bianco e nero, gli affreschi longobardi, i cippi gromatici, i monumenti funerari, le terracotte, i capitelli, il pozzo, le lucerne, gli anelli e le collane con pendenti e cammei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo