Ancora poco più di una settimana per la XXI Triennale di Milano, l'edizione del grande ritorno, dopo vent'anni, di quella esposizione internazionale che aveva trasformato la città in un polo dell'arte, dell'architettura, del design e (più in generale) della contemporaneità. Design After Design il titolo della Triennale 2016 che, al 28 agosto, aveva accolto 429.763 visitatori (136.592, i biglietti staccati; 293.171, i visitatori delle mostre a ingresso). Un'edizione che il presidente Claudio De Albertis definisce al Corriere «un racconto denso e pieno di spunti, che mi ha lasciato molto soddisfatto, perché ha riportato in vita qualcosa che era scomparso, invitandoci comunque a riflettere sul futuro». Dunque fino al 12 settembre c'è ancora tempo per scoprire le mostre diffuse in tanti spazi della città (per informazioni su tempi e luoghi, www. triennale.it) che della XXI Triennale costituiscono di fatto la struttura portante. Dall'intrigante viaggio nella Neo Preistoria immaginato e curato da Andrea Branzi e Kenya Hara all'interno del Palazzo della Triennale di Viale Alemagna (dove ci sono tra l'altro anche Brilliant! , Stanze, la Metropoli Multietnica ) a Architecture as art (all'HangarBicocca); da New Craft (alla Fabbrica del Vapore) a Cofluence (al Museo della scienza e della tecnica); da Design behind design ( al Museo Diocesano) alle bellezze del Made in Italy ( alla Villa Reale di Monza). Senza dimenticare le installazioni, a cominciare dalla Casetta del viandante alla Statale. Sono solo alcuni dei percorsi «in via di chiusura», tutti visitabili con il biglietto unico da 15 euro. Resteranno ancora aperte, invece, la mostra sul design femminile alla Triennale (fino al 19 febbraio) e quelle del polo Expo (prorogata fino al 16 ottobre). Nessuna visione sul futuro, dunque, per la Triennale della rinascita, ma una sorta di «vocabolario» del nuovo Millennio. Una rinascita sotto il segno del Bie, il Bureau international des expositions: il segretario Vicente Gonzalez Loscertales, ieri a Milano, ha parlato di «un'edizione che mi ha colpito per la qualità delle mostre e la profondità dei concetti espressi, per la capacità mostrare la relazione tra Occidente e Oriente nella cultura del progetto». Una Triennale, secondo il segretario del Bie, «bellissima» perché è stata (finalmente) «capace di uscire fuori dalle mura del suo palazzo».