A 4 anni dal decreto Clini-Passera tutto fermo. Costa convoca un vertice: «Situazione ingarbugliata» VENEZIA. Sono passati 1692 giorni dall'incidente della Concordia e sulle grandi navi Venezia è ancora all'anno zero. I progetti pubblici sono arenati, alla Via è arrivato solo un progetto privato avversato da Porto, compagnie e Comuni. «La situazione si è ingarbugliata», ammette Paolo Costa, presidente del Porto, che ieri ha convocato il nuovo cda di Vtp, il sindaco Luigi Brugnaro e la Regione per parlare del futuro. Brugnaro ha insistito sul canale Tresse e si è ipotizzato di sostituire il limite di 96 mila tonnellate con uno qualitativo. VENEZIA. «Abbiamo convenuto che la situazione è ingarbugliata», dice laconico il presidente dell'Autorità portuale (ancora per poco) Paolo Costa. Da oggi Venezia torna sotto i riflettori per la Mostra del Cinema, in serata arriverà uno dei ministri più coinvolti sul tema, Dario Franceschini (Beni culturali), ieri c'è stato pure l'articolo di Salvatore Settis sul New York Times , che ha riaperto il dibattito planetario (vedi in alto ). E dopo che, ad oggi, sono passati ben 1692 giorni dall'incidente della Costa Concordia del 13 gennaio 2012 e ben 1643 dalla firma del decreto Clini-Passera il 2 marzo successivo, la situazione sulle grandi navi a Venezia è ancora in stallo. Il decreto stabiliva il divieto di passare davanti a piazza San Marco alle navi sopra le 40 mila tonnellate «a partire dalla disponibilità di vie di navigazione praticabili alternative». Più di quattro anni dopo siamo praticamente all'anno zero. L'ha dovuto ammettere anche Costa, che pur essendo in uscita (per ottobre dovrebbe essere nominato il suo successore) ieri ha messo attorno a un tavolo il nuovo cda di Vtp, la società di gestione del terminal crociere di Venezia, e poi il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l'assessore regionale ai Trasporti Elisa De Berti, un rappresentante della Capitaneria di Porto. L'obiettivo era fare il punto della situazione sul 2017, ma l'argomento centrale è diventato proprio lo stallo e soprattutto come superarlo, visto che da quando le compagnie hanno deciso di autolimitare gli accessi alle navi più grandi, quelle sopra le 96 mila tonnellate, il terminal veneziano ha perso circa 300 mila passeggeri: da 1,8 milioni del 2013 al circa milione e mezzo di quest'anno. Il più deciso è stato proprio Brugnaro: «Bisogna andare avanti con il canale Tresse Nuovo, è il progetto che scelto la città votando per me», ha detto il sindaco, invitando poi le compagnie, tanto più ora che tre di loro (Costa, Msc e Royal Caribbean) sono entrate in Vtp con i turchi di Global, a dare un segnale forte sull'importanza del terminal attuale. Un invito che nasce forse anche dal fatto che i privati, quando entrarono in gioco, presentarono un'ipotesi di nuovo terminal a Marghera. Un'idea che, quando il dibattito si scaldò nel 2012 dopo l'incidente dell'isola del Giglio, era stata sostenuta dall'allora sindaco Giorgio Orsoni, salvo poi venire bocciata dallo stesso Costa per problema di sicurezza e incompatibilità tra le navi passeggeri e un'area che in parte è ancora industrializzata, in parte è stata riconvertita ad attività logistica. Forse in futuro ci si potrà pensare, soprattutto se venisse realizzato il terminal off-shore per le merci. Tanto che ieri lo stesso Brugnaro ha ammesso che Marghera può essere un'ipotesi di lungo termine, mentre Costa ha ricordato che è in corso di approvazione il piano regolatore portuale, che disegnerà le nuove destinazioni d'uso per le banchine. Voci portuali raccontavano di un Costa ormai disilluso sullo scavo di canali, avversati dal mondo ambientalista che a Venezia è ancora forte, e pronto a convergere su Marghera in cambio di un allineamento istituzionale sull'off-shore , da sempre il suo pallino. «Non abbandono l'ipotesi di nuovi canali finché non sarà un'organismo tecnico a dirmelo», ha però smentito ieri. Lo stallo è tale che i progetti «pubblici», cioè firmati dal Porto, hanno compiuto solo pochi passi di fronte alla commissione di valutazione d'impatto ambientale. Prima Costa aveva puntato tutto sullo scavo del canale Contorta poi, spinto da Brugnaro, è passato al Tresse, che è sostanzialmente parallelo al primo: entrambi porterebbero le navi all'attuale Marittima, facendole però entrare dalla bocca di Malamocco invece che dal Lido. Il Contorta è stato abbandonato, sul Tresse c'è un caos burocratico, perché è stato presentato con le modalità della legge obiettivo, ma pochi giorni dopo che il nuovo codice degli appalti del governo Renzi l'aveva abolita. Quindi quel progetto, per ora, non è stato nemmeno protocollato in attesa che i due ministeri (Infrastrutture e Ambiente) si chiariscano. «Basta con gli azzeccagarbugli», è sbottato più volte Costa. Nel frattempo un altro progetto, proposto dall'ex viceministro Cesare De Piccoli, che prevede un nuovo terminal di scalo alla bocca di Lido per tenere le grandi navi fuori dalla laguna, è stato sottoposto alla Via e proprio nei prossimi giorni dovrebbe esserci il parere definitivo. «Ma è un progetto che non esiste, perché per noi non è di "interesse pubblico" - sbotta Costa - lo dice anche l'Avvocatura dello Stato in un parere. Nessuno di coloro che c'era al tavolo lo vuole». Per le compagnie quello scalo di passeggeri e bagagli, poi trasportati in Marittima, porterebbe un aumento dei costi. Che fare dunque? Un vecchio pallino di Vtp sarebbe quello di modificare i limiti: non più le 96 mila tonnellate, ma un criterio basato sulla modernità della nave e sull'inquinamento. «Dobbiamo valutare», spiega Costa. «Stiamo lavorando molto sui controlli sui fumi», dice la Capitaneria. Intanto oggi i comitati No Navi lanceranno le nuove iniziative di protesta per settembre: loro, di sicuro, non si fermano mai.