Serracchiani: le nostre esperienze e competenze a disposizione del commissario. Priorità alle scuole, via ai sopralluoghi UDINE. È un modello che Vasco Errani conosce bene, che ha sperimentato durante il terremoto in Emilia del 20 maggio 2012, quando anche allora il Fvg e la Protezione civile si distinsero nell'aiuto alle popolazioni colpite. L'ex presidente dell'Emilia Romagna attende la nomina formale dal Governo di Matteo Renzi a commissario per la ricostruzione. E allo studio di Errani ci sarà anche il modello Friuli. C'è già stato un contatto tra lui e la presidente del Fvg, e numero due del Pd, Debora Serracchiani. Il Friuli da mercoledì, giorno del sisma nel Reatino, è impegnata con volontari e mezzi per aiutare le comunità del Lazio. Serracchiani ha garantito a Errani il sostegno per la ricostruzione, con uomini e mezzi della Protezione civile e della Regione, ma anche attraverso gli strumenti legislativi, le competenze e l'esperienza maturata dal Friuli, che dopo il sisma del 1976 ha fatto della ricostruzione un esempio. Serracchiani: è la scelta giusta «Errani non solo è una persona per bene ha detto ieri la vicesegretaria dem da Catania, dove ha partecipato alla Festa dell'Unità del Pd , parliamo anche di un grande amministratore che ha dato prova di saper fare, di saper far bene e anche di ricostruire la sua terra dopo il terremoto. Come presidente del Friuli Venezia Giulia non solo dico che è un'ottima scelta ma sono già a sua disposizione con la nostra Protezione Civile e con la nostra esperienza e competenza perché, ahimè, anche la mia terra è stata colpita 40 anni fa dal terremoto e siamo riusciti, attraverso il modello Friuli, a ricostruire esattamente dov'era e a ricostruire bene». La numero due dem ha ribadito che la strada da seguire per la ricostruzione non è certo quella segnata per L'Aquila. «Se dobbiamo scegliere un modello ha aggiunto Serracchiani non è certo quello dell'Aquila. Il modello a cui guardiamo è il modello Friuli, dell'Emilia Romagna, il modello di chi ha saputo ricostruire, lo ha fatto nei luoghi del terremoto, con le migliori tecniche antisismiche, con il rispetto delle regole e rispettando la sensibilità delle comunità colpite». Come in Emilia nel 2012 «Ho letto i giornali e ora non parlo, devo capire. Prima di parlare devo capire», ha detto Errani. Ma chi lo ha sentito spiega che il sentimento che anima Errani è preciso: accetterebbe per spirito di servizio e per aiutare i terremotati a ricominciare, ma non vuole letture politiciste dell'incarico. Se accettasse, insomma, non sarebbe in quanto esponente della minoranza dem vicino a Pier Luigi Bersani, non sarebbe per siglare quel tentativo di dialogo da lui stesso auspicato a tre mesi dal referendum. «Ovviamente, se dicesse sì sostiene chi gli ha parlato sarebbe per un incarico tecnico. Dovrebbe essere chiaramente un incarico istituzionale anche per rispetto alle popolazioni colpite che devono essere aiutate a ricominciare e non vanno strumentalizzate». La figura di Errani è stata individuata già poche ore dopo il sisma in virtù della sua esperienza dopo il terremoto che scosse l'Emilia nel 2012, quando ne era governatore e anche allora venne nominato commissario per il sisma , ma si dimise pochi mesi dopo per l'apertura di una inchiesta a suo carico per falso ideologico. A giugno Errani è stato definitivamente assolto dalle accuse. Il modello Emilia è stato già più volte indicato anche da diversi ministri come un esempio positivo, così come quello del Friuli per avviare una ricostruzione dei paesi colpiti come erano, partendo dalle esigenze indicate dalle amministrazioni locali e senza perdere di vista alcuni asset fondamentali come le realtà produttive, le sedi scolastiche, i beni culturali oltre alle abitazioni private, d'intesa con un gruppo interforze per prevenire le infiltrazioni della criminalità negli appalti. Errani ha visto all'opera il Friuli, che nel 2012 lavorò a Mirandola. Priorità alle scuole Ieri Renzi ha incontrato a Genova il grande architetto e senatore a vita Renzo Piano per fare una riflessione sulla ricostruzione. Piano ha già indicato la necessità di «un cantiere leggero» con casette di legno, strutture temporanee da abitare in attesa di ricostruire «tutto dov'era e com'era» per non sradicare le persone da loro luoghi, proprio quello che è stato fatto in Friuli. No, insomma, a quanto fatto a L'Aquila. Il sindaco di Arquata del Tronto Aleandro Petrucci ha ripetuto che è necessario pensare «prima di tutto» alle scuole. «Mi hanno promesso che manderanno dei container da usare come scuola. Non so quando. Ma se vanno via i bambini le mamme li seguiranno e il paese è finito». ha detto Petrucci. I sopralluoghi nelle 15 scuole che si trovano nell'area del "cratere", che ospitavano 750 studenti, inizieranno oggi. L'obiettivo è capire se ci sono edifici ancora agibili. Di certo non lo è la scuola elementare di Amatrice che, con le nuove scosse, ha subito ulteriori crolli, e i cui lavori di adeguamento sismico, nel 2002, sono oggetto di un'inchiesta. Nuove scosse La terra però continua a tremare. Domenica due forti scosse sono state registrate alle 15.07 nella zona di Amatrice (3.7 di magnitudo) e alle 17.55 (4.4) a sette chilometri da Arquata, e hanno provocato nuovi crolli. Finora le repliche sono state oltre duemila nella stessa zona, ma la tendenza, sottolinea il sismologo Alessandro Amato, «è alla diminuzione» anche se le scosse potrebbero continuare.
Terremoto, Errani studia il modello Friuli per la ricostruzione
Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha garantito al commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, il sostegno per la ricostruzione delle comunità colpite dal sisma. Serracchiani ha ribadito che il modello a cui guardare è quello del Friuli, dell'Emilia Romagna, che ha saputo ricostruire con le migliori tecniche antisismiche e rispettando la sensibilità delle comunità colpite. Errani ha accettato l'incarico per spirito di servizio e per aiutare i terremotati a ricominciare, ma non vuole letture politiciste dell'incarico.
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