LA DENUNCIA LA CGIL ATTACCA: A TARANTO VISITE CONTINGENTATE. ADDETTI RIDOTTI ALL'OSSO AD ALTAMURA, RUVO, CANOSA, COPERTINO E A CASTEL DEL MONTE "La chiusura nei festivi di agosto è stata associata alla disfatta delle legioni romane ad opera di Annibale" PERSONALE ridotto all'osso, turni massacranti e orari impossibili. Dipendenti troppo vecchi e precari sfruttati, con le professionalità più preziose in via d'estinzione. Perché se «la chiusura di Canne della Battaglia, nei festivi di agosto, è stata associata alla disfatta delle legioni romane ad opera di Annibale», a essere in sofferenza sono in realtà tutti i luoghi della cultura gestiti dal polo museale pugliese. La denuncia arriva dalla Funzione pubblica della Cgil Puglia. Il sindacato elenca, tabelle ministeriali alla mano, i numeri di un sistema in affanno. «In profonda crisi sono i siti di maggior richiamo si legge nella nota con personale ridotto all'osso ad Altamura, Ruvo, Canosa, Copertino e Castel del Monte». Nel museo archeologico nazionale di Taranto, dopo la gioia dell'inaugurazione del secondo piano, sarebbero state contingentate le visite. «Una misura drastica, condivisa con i lavoratori scrive la Fp Cgil - che si è resa necessaria a causa del numero del personale insufficiente, nonostante l'importante opera di valorizzazione che la direttrice sta attuando». Analoghe situazioni in altri luoghi della cultura: al museo archeologico nazionale di Altamura a breve saranno in servizio sole tre unità, così come a Ruvo e al castello di Copertino. Caso limite Castel del Monte, che per far fronte a migliaia di turisti può impegnare al massimo tre unità per turno. «Buona parte aprono al pubblico per 11 ore, sette giorni su sette, grazie ad accordi sindacali ormai datati e tarati su un numero maggiore di lavoratori». E il personale pugliese è anche tra i più anziani in servizio, a causa del blocco del turn over. L'età media è di 56 anni ricostruisce il sindacato e dalle tabelle ministeriali si evince che entro il 2020 si arriverà alla cessazione di 309 unità, fra personale amministrativo, tecnico e di vigilanza. La riorganizzazione delle Soprintendenze sta infine mettendo a rischio una serie di professionalità rare, a partire dagli esperti del laboratorio di fotoriproduzioni, legatoria e restauro della sede centrale dell'archivio di Stato a Bari. «Questioni che abbiamo denunciato da tempo, inascoltati ripete Matteo Scagliarini, coordinatore regionale FP Cgil Puglia chiedendo un coinvolgimento di istituzioni territoriali e regionali, oltre che del Ministero, affinché l'impossibilità di funzionamento dei siti culturali non sia il preludio della privatizzazione del nostro patrimonio».