La prima fase di lavori di recupero della Pinacoteca Tosio Martinengo è terminata: sopra il lato che si affaccia sul giardino dopo il «disboscamento» e i lavori di pulizia delle pareti e terne. Fra qualche giorno gli operai toglieranno anche le ultime impalcature e inizieranno i lavori per la posa del pavimento parquet di rovere e la sistemazione delle pareti. Per ridurre i costi energetici e anche le emissioni è stato scelto il geotermico. «La Pinacoteca aprirà entro la fine del mandato» ha assicurato il vice sindaco Castelletti. La Salomè del Moretto, i gentiluomini impellicciati di Moroni, i pitocchi e gli angeli boccoluti di Raffaello sfrattati nel 2009 torneranno a palazzo, in ventun sale con il parquet a lisca di pesce e la tappezzeria in fantasia. Pinacoteca, work in progress: quadri, vetri e bronzetti saranno di nuovo appesi nella casa color verde menta del conte Martinengo, «repubblicano arrabbiato» e gran signore, a inizio 2018. Il palazzo è impacchettato: a settembre toglieranno i ponteggi, anticipa l'assessore ai Lavori pubblici Valter Muchetti, e il mese dopo inizierà la fase due dei lavori, con il progetto definitivo e gli appalti. Gli operai si sono messi l'elmetto in testa il 29 febbraio: hanno fatto un pozzo geotermico per tagliare le bollette dell'energia, gli impianti di climatizzazione al primo piano, un sistema di regolazione automatico che alza e abbassa le temperature in ogni sala, la facciata. «Ora spiega l'architetto Marco Ponzoni, dell'Edilizia monumentale metteremo un pavimento in legno di rovere e le tappezzerie, sistemeremo i controsoffitti, gli sguinci e le finestre e penseremo al percorso espositivo: nessuna parete sarà sprecata. Il palazzo è antisismico». La fattura dei lavori: 6,5 milioni di euro. La Fondazione Cariplo ha firmato un bonifico da 1,5 milioni (grazie soprattutto alla fondazione Civiltà Bresciana presieduta da Pier Luigi Streparava), altri quattro li ha messi la Loggia. Per saldare le parcelle, resta scoperto un milione, si cercano sponsor, «ma in ogni caso finiremo i lavori in tempo» ha assicurato il sindaco Emilio Del Bono. Il palazzo, dice Massimo Minini, presidente di Brescia Musei, «tornerà alle origini: una casa con finestre da cui entra la luce del giorno e della notte». Luigi Di Corato, direttore della fondazione, ha studiato un allestimento perfetto al centimetro con Roberta D'Adda, Stefania Baiguera e Francesco Frangi: «A piano terra, biglietteria, bookshop, caffè aperto anche quando la Pinacoteca sarà chiusa (è nel gabinetto dei disegni e delle stampe, si entra dal giardino, ndr), una sala conferenze e un posto per la didattica, un piccolo deposito e uno spazio per le mostre temporanee: esporremo le opere della collezione a rotazione, per sei mesi». Sopra, un viaggio che inizia alla fine del Trecento e finisce con Hayez: il colore delle sale cambierà a seconda degli oggetti esposti, «e vetri, sculture, armi, ceramiche e bronzetti interagiranno con i quadri. Al centro ci sarà il visitatore». Le opere del conte Tosio sono in giro per l'Europa, «ma appena riapriremo non le presteremo per tre anni: è giusto che restino qui». Tornerà a palazzo anche il ciclo sulla giustizia dei fratelli Campi, ora ospite del Diocesano. Nel cortile, sono tornati gli imperatori: «Durante i lavori spiega Marco Fasser, della Soprintendenza abbiamo trovato gli affreschi tardo Quattrocenteschi voluti dai Fisogni: i Martinengo li avevano tamponati quando erano diventati padroni del palazzo». Medaglioni, ornamenti, busti di imperatori: non si sapeva se recuperarli tutti o meno, alla fine hanno preso una decisione salomonica, restituirli solo sul fronte Nord. Il vicesindaco Laura Castelletti ha già iniziato il countdown per la vernice: «Abbiamo promesso che la Pinacoteca sarebbe stata riaperta a fine mandato: la parola sarà mantenuta. Ci sarà un motivo in più per scegliere Brescia come meta». Per il sindaco Emilio Del Bono, quel palazzo «la nostra è una scelta strategica: investire sul patrimonio, recuperarlo per i bresciani e i turisti, che sono sempre di più».