L'ipotesi dopo l'incontro tra il premier e l'architetto per parlare di una task force su rischio sismico e periferie MILANO. Mettere in sicurezza il Paese. È l'imperativo di Matteo Renzi, reso ancor più drammatico dal terremoto del 24 agosto in centro Italia. Ed è la preoccupazione, quasi il pensiero fisso, di Renzo Piano che da tempo riflette sulla necessità di una «ricucitura» di un territorio slabbrato e degradato. È nato così, da una convergenza spontanea, l'incontro di ieri a Genova tra il presidente del Consiglio e l'architetto. Un primo faccia a faccia, quattro ore di confronto serrato, figlie delle considerazioni che il senatore a vita ha affidato al Corriere , che potrebbe sfociare in una collaborazione più intensa e ad ampio raggio. L'idea, per ora solo accennata ma che pare destinata a concretizzarsi a breve, è quella di affidare a Renzo Piano la regia di una «task force» che si occupi di «ricucire il Paese». L'emergenza pressante è il terremoto che ha violentato il pugno di paesi a cavallo tra le province di Rieti e di Ascoli Piceno, ma sarebbe sbagliato, hanno concordato premier e architetto trovatisi attorno a un tavolo del pensatoio genovese, «limitarsi» a dare risposte a quello. Certo, da lì arriva il grido di dolore più lancinante. Eppure, come dimenticare i guasti provocati dal dissesto idrogeologico? E come trascurare il degrado in cui versano le periferie di tante città, non solo quelle più grandi? Renzo Piano parla da tempo della necessità di un intervento di «ricucitura». Niente di pesante, nessuna opera monstre. Per l'architetto si possono mettere in campo cantieri leggeri. «Sicurezza, terremoto, dissesto idrogeologico ha spiegato Piano si portano dietro un'idea di fondo comune: quella di ricucire senza distruggere. La leggerezza come dimensione tecnica e umana». Il presidente del Consiglio, che pure già conosceva il pensiero del senatore a vita, quando lo ha visto ribadito ha voluto un confronto diretto. Ieri in elicottero ha raggiunto Genova, dove si è trattenuto per oltre quattro ore. E qui la convergenza di idee e di obiettivi si è fatta palpabile. Soprattutto su un punto: nel cercare di mettere in sicurezza il Paese bisogna partire dalle strutture pubbliche. Dalle scuole, come quella crollata ad Amatrice, per esempio. E dagli ospedali, come quello dello stesso paese spazzato via dal terremoto. Quella è la base di partenza di un impegno più complessivo che deve mirare, nel contempo, a ricucire altri lembi strappati del Paese. Piano ha sottolineato, e Renzi ha convenuto, che l'Italia ha tutte le competenze e le professionalità per intervenire con efficacia. Serve un progetto generale e un coordinamento. Il premier ci crede, il senatore a vita ha lasciato capire che non si sottrarrebbe se gli venisse chiesto di guidare la cabina di regia. Il discorso è avviato.