Il parroco del Duomo cita Belli e poi lancia un'invettiva contro il settore lapideo: "Massacrano i nostri monti, asportano una ricchezza che la natura ci ha dato" CARRARA. Dopo l'appello sulla sanità locale don Raffaello Piagentini torna a parlare di attualità e lo fa con un duro monito sulla gestione del settore marmo. «Fermiamo le nefandezze di chi invece di fare il bene degli altri, è mosso solo dal suo arrivismo» ha ammonito il parroco del Duomo. Don Raffaello è partito da un sonetto composto dal poeta toscano Giuseppe Giusti a metà del 1800 e intitolato «I più tirano i meno» per mettersi a tirare, lui stesso, le orecchie di coloro che, nel lavorare il monte, pensano solo ai propri interessi. Don Raffaello torna sulla stretta attualità e dopo essere intervenuto sui servizi sanitari, sposando la causa del comitato Primo soccorso e Urgenza, lancia un duro attacco alla gestione del pianeta lapideo. L'occasione è stata la proiezione straordinaria di "Ovunque Proteggi" giovedì sera sulla scalinata del Baluardo, organizzata da Assemblea Permanente. Il parroco, zio di uno dei sopravvissuti della strage di Viareggio, è stato invitato a intervenire e ha lanciato un accorato appello ai tanti cittadini presenti. Lo spunto è stato proprio il sonetto del Giusti: dopo averne recitato i versi, con perfetto accento toscano, Don Raffaello ha spiegato: «Il poeta ci dice di non essere inerti, di non ridurci a una massa passiva e silenziosa o ancora peggio silenziata. Il sonetto ci dice di essere attenti e solerti perché certe cose non possono passare nella storia sotto silenzio». Il parroco del Duomo ha sottolineato di parlare da «semplice uomo di strada che per vocazione e fede incontra centinaia di persone che soffrono per l'egoismo dei grandi quando invece potrebbero essere più sereni anche dal punto di vista economico». E da qui Don Raffaello ha lanciato un duro affondo ai conduttori delle cave: «Penso ai nostri monti ha detto esplicitamente Sono mal utilizzati, rovinati e massacrati dall'egoismo umano». E questo perché, ha detto il sacerdote, «se il nostro marmo fosse lavorato qui in loco, senza essere esportato così com'è, non ci sarebbero tutte queste difficoltà». Don Raffaello ha ricordato che «le piante e i boschi si tagliano, ma poi rinascono. Quello che succede alle cave è un sacrilegio cosmico. Stanno asportando la ricchezza che la natura ci ha dato e che andrebbe consegnata a chi verrà dopo di noi, così come hanno fatto i nostri predecessori». Una tesi che il parroco del Duomo ha sintetizzato in un unico dato: «Negli ultimi 25 anni è stato estratto più marmo che nei 2000 anni precedenti» ha concluso amareggiato don Piagentini. Cinzia Chiappini