Chi visita oggi i musei statali italiani compie un gesto di solidarietà. Gli incassi saranno devoluti integralmente alle zone terremotate. Un gesto intelligente e consapevole, concreto ed efficace. Chi pagherà il biglietto delle grotte di Catullo a Sirmione o del Parco delle incisioni rupestri a Capo di Ponte darà una mano alle popolazioni colpite dal sisma. L'idea, lanciata dal ministro Franceschini, è stata emulata anche da molti musei civici: è il caso della rete gestita dalla Fondazione Brescia Musei e dei Musei civici di Montichiari. C'è tuttavia un altro elemento che induce oggi a riflettere sul biglietto dei musei e sul suo «peso» economico: sono i dati, sostanzialmente strepitosi, degli accessi ai Musei civici della città nelle giornate di apertura gratuita. Dal 9 al 21 agosto sono stati 37.137 i visitatori (bresciani, italiani e stranieri) che si sono trovati a tu per tu con la Vittoria alata e la Croce di Desiderio, il Capitolium e gli archibugi del Museo delle armi (9,2 rispetto agli stessi giorni dell'anno scorso, pure gratuiti). Al ritmo tenuto in queste giornate oltre 2.800 visitatori al giorno i musei cittadini supererebbero in un anno le 800 mila visite. Altro che le 200 mila che l'amministrazione ha fissato come traguardo e obiettivo. Questo significa che il costo del biglietto del museo non è un dato secondario. Anzi, parte significativa delle strategie di un'istituzione culturale si gioca proprio lì. Oggi l'ingresso a Santa Giulia, a biglietto pieno, costa 10 euro, esattamente come all'Accademia Carrara da poco riaperta a Bergamo. Alle Grotte di Catullo (che sono statali) 4 euro, mentre il Louvre (che è il Louvre...) chiede ai suoi visitatori 15 euro ma apre gratuitamente i battenti ogni prima domenica del mese. Brescia Musei non ha ancora deciso il prezzo del biglietto della Pinacoteca, quando riaprirà. Questo è il momento giusto per discuterne. La storia bresciana è andata per oltre un secolo in un'unica direzione: prezzo quasi simbolico e vaste occasioni di gratuità. Il primo regolamento della Pinacoteca civica aperta grazie al lascito del conte Paolo Tosio (documento fornitomi dallo studioso Bernardo Falconi) risale al 1851 e prevedeva la gratuità dell'accesso tutti i giorni feriali «dalle 13 meridiane alle 3 pomeridiane» (articolo 26). Le cose mutarono di poco nell'autunno del 1946, quando la Pinacoteca (divenuta Tosio-Martinengo) riaprì i battenti dopo la lunga chiusura bellica e dopo che le opere erano tornate dai caveaux in cui erano state nascoste. Allora il prezzo del biglietto venne fissato in 10 lire, ma le domeniche e i giorni festivi erano gratis. Dieci lire erano una cifra modesta: equivalevano al prezzo di mezzo caffè (che costava 20 lire) e di un quarto di chilo di pane (45 lire). Valessero quei parametri, oggi l'ingresso a Santa Giulia costerebbe 50 centesimi. Il fatto è che in questi 70 anni il costo del pane è lievitato 88 volte, quello del caffè 100 volte, quello dei musei civici 2000 volte. Ha prevalso la visione economica della cultura. I 37mila visitatori d'agosto dicono che un'altra strada è gradita magari puntando su altri introiti (cataloghi, merchandising, eventi, affitto del museo, mecenatismo). Evocare un costo lieve per la cultura espone all'accusa di populismo. In realtà pone una città di fronte alla scelta: decidere che fruizione vuole dare al proprio patrimonio, stabilire se la cultura è un servizio universale e a carico di tutti (come l'asfaltatura di una via o lo zampillo d'acqua di una fontana) o un costo da accollare a pochi utenti. Un museo ha scritto il Nobel Orhan Pamuk insegna a essere orgogliosi della propria vita. Si tratta di stabilire che prezzo deve avere questo orgoglio. E se deve essere patrimonio di pochi oppure di tanti.
Brescia, il prezzo della cultura
I musei statali italiani offrono oggi un'opportunità di solidarietà ai visitatori, che contribuiranno integralmente alle zone terremotate. L'idea è stata lanciata dal ministro Franceschini e è stata emulata anche da molti musei civici. I dati sugli accessi ai Musei civici di Brescia mostrano che il biglietto dei musei ha un peso economico significativo, con oltre 37.000 visitatori in un weekend di apertura gratuita. Ciò suggerisce che il costo del biglietto del museo non è un dato secondario, ma piuttosto una parte significativa delle strategie di un'istituzione culturale.
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