ANTICHE torri crollate, la splendida facciata di San Francesco devastata e, dentro, sotto le macerie, affreschi del Trecento, tele del XV secolo. Come il portale tardo gotico della chiesa di Sant'Agostino. Ad Amatrice il terremoto ha fatto strage di vite e anche scempio dei tesori dell'arte. Ecco i resti della Torre Civica del Duecento e della Basilica dedicata al santo da cui ha preso il nome papa Bergoglio. «Ma il pezzo più pregiato», spiega Alessandro Viscogliosi, docente di Storia dell'architettura antica e medievale alla Sapienza «era proprio il tessuto urbano della cittadina fondata nel 1250, con le tante case medievali e le due chiese abbarbicate alle mura, come si faceva allora». Adesso invece Corso Umberto I è un cumulo di macerie e perfino il Museo civico, che conserva tra l'altro i dipinti di Cola dell'Amatrice e le croci scolpite da Pietro Vannini, ha ceduto. Il bollettino è impietoso. Passiamo ad Accumoli, con crolli nella piazza San Francesco, semidistrutte, oltre alle case, anche le chiese e a rischio la Torre civica del XII secolo. Larga in pianta, quadrata e slanciata, era il simbolo delle antiche libertà comunali e ospitava uffici. Non solo, ci sono Palazzo del Guasto, del 1427, dove predicò San Bernardino, e Palazzo Marini. Ad Arquata del Tronto l'intero borgo storico non c'è più. E il sisma ha causato profonde lesioni alla chiesa della Santissima Annunziata, lungo la via che conduce alla Rocca, con un antico portale scolpito in pietra, ma soprattutto il Crocifisso ligneo policromo della seconda metà del XIII secolo, considerato la statua sacra più antica delle Marche. Mentre nella chiesa di San Francesco, colpita anch'essa dal terremoto, è conservata una fedele riproduzione della Sindone di Torino, un sacro lino con l'immagine del Cristo. Ma non c'è solo questo. In pericolo sono la Porta di Sant'Agata del piccolo borgo medievale e la Rocca. E a Pescara del Tronto, una frazione di Arquata, è venuta giù, con le sue statue di santi e un affresco dedicato alla Madonna del Soccorso, la chiesa di Santa Croce, che risale al 313 d.C., anno in cui l'imperatore Costantino concesse la libertà di culto. L'elenco delle distruzioni continua a Castelluccio di Norcia, dove hanno ceduto le due torri della chiesa sconsacrata del Santissimo Sacramento. E le spire del terremoto non hanno risparmiato Macerata: sono inagibili il convento di San Francesco e il convento delle monache benedettine e gravi lesioni sono state riscontrate alla Collegiata. Poi ad Amandola è crollato un pezzo del campanile di San Francesco. E nel duomo di Urbino si sono aperte delle crepe. Infine a Roma, sferzata dal terremoto ma uscita illesa, dall'alba sono iniziati i controlli. E mentre la Sovrintendenza del Campidoglio ispezionava musei e aree archeologiche, quella speciale del Colosseo mandava i suoi tecnici a verificare eventuali danni strutturali all'Anfiteatro Flavio. Ma per fortuna il risultato è stato negativo e i turisti in visita sono stati fatti entrare. Che fare? Il ministero dei Beni culturali avverte: «Prima spazio ai soccorsi e poi la tutela delle opere». Però è subito scattata l'emergenza con l'Unità di crisi del Mibact per il Lazio, alla quale partecipa un drappello di esperti (restauratori, storici dell'arte, carabinieri del Nucleo tutela) guidato dalla segretaria regionale Daniela Porro. Si occuperanno del rilievo degli edifici lesionati, della messa in sicurezza delle opere "mobili" (quadri, statue, argenti). E dell'individuazione di depositi sicuri per i capolavori feriti. L'unità di crisi del ministero al lavoro per stilare l'elenco dei danni e individuare nella regione i depositi per sculture e dipinti