Un luogo comune duro a morire perché molto amato da politici, assessori e giornalisti attribuisce all'Italia la percentuale quantitativamente più cospicua del patrimonio culturale del mondo. Chi dice il cinquanta, chi il sessanta per cento. Non è vero. È una sciocchezza Dimostrata e indimostrabile. Perché tale affermazione fosse vera bisognerebbe conoscere la consistenza numerica dei nostri beni e siamo ben lontani dal conoscerla (la catalogazione di Stata ha coperto forse il trenta per cento del patrimonio) per metterla poi a confronto con le risultanze del censimento universale. Ma chi lo sa quanti sono i beni culturali dell'Algeria o del Cile, della Russia o dell'India, il confronto statìstico fra quantità incognite è quindi ad evidenza improponibile. Anche il presunto primato del nostro Paese in termine di eccellenza qualitativa è improponibile perché legittimamente opinabile. Io posso affermare che il più grande pittore del passato millennio è Raffaelh Sanzio. Un mio collega tedesco dirà che tale, riconoscimento spetta ad Albrecht Duerer. Le basiliche di Roma sono le più affascinanti del mondo? Per me sì, ma per altri niente è paragonabile alle cattedrali gotiche dì Francia. II vero primato del nostro Paese è un altro, questo però scientificamente dimostrato e dimostrabile. Potremmo definirlo con l'immagine del "museo diffuso"; il museo che esce dai suoi confini, che occupa k piazze e le strade, che moltiplica se stesso in ogni angolo, anche il più remota del territorio. Per cui il Pontormo più bello del mondo non sta agli Uffizi dove uno si aspetterebbe di incontrarlo ma nella chiesa di Santa Felicita a trecento metri dagli Uffizi. Masaccio lo incontriamo negli Uffizi ma soprattutto al Carmine di Firenze e nella Pieve di San Pietro a Cascia nelle campagne di Reggello. Mentre per capire davvero Carlo Crivelli e Lorenzo Lotto bisogna girare per le antiche parrocchie rurali delle Marche e Tìziano sta nella veneziana Gallerìa dell'Accademia ma anche (e soprattutto) in Santa Maria Gloriosa dei Freni e in San Francesco della Vigna. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi all'infinito. Ciò che occorre tenere ben presente è questo: il vero carattere distintivo dell'Italia, quello che ci fa davvero unici ed invidiati nel mondo è il museo diffuso, risultato di una vicenda storica e culturale lunga tremila anni e assolutamente anomala anche quando la mettiamo a confronto con i Paesi a noi più vicini della vecchia Europa. In Italia le grandi devastazioni iconoclaste (la Riforma luterana, la Rivoluzione francese) non ci sono state, la Modernità è arrivata relativamente tardi, assetti sociali e culturali conservativi si sono mantenuti fino alla vigilia dei nostri giorni, la Chiesa ha svolto un ruolo fondamentale di protezione e arricchimento del patrimonio. Insomma, per tutte queste ragioni e per molte altre, l'Italia è oggettivamente speciale. Altrove nel mondo ci sono musei penino più belli e più importanti dei nostri. In nessuna parte del mondo però il museo è come da noi realtà quotidiana e fraterna, scenario urbano, incontro casuale e abituale, parte più o meno inconsapevole della nostra vita. Il vecchio Bernard Berenson diceva che solo qui ti a noi è possibile incontrare Donatello e Giambologna andando al ristorante o dal parrucchiere. Questa è il nostro privilegio ma è un privilegio di cui solo adesso incominciamo ad avere consapevolezza. Da qualche tempo le cose stanno cambiando, l'Italia dei piccoli musei d'arie sacra che si moltiplicano all'ombra degli antichi campanili, l'Italia dei sindaci e degli assessori che si battono per il restauro d'un monumento dimenticato o per la valorizzazione di un'area archeologica, l'Italia degli agriturismi e dei percorsi culturali alternativi, è già una risposta, il mio augurio è che le nuove generazioni siano più consapevoli, colte e determinate di quelle che le hanno precedute.
L'Italia s'è desta nel "museo diffuso"
L'autore sostiene che l'affermazione che l'Italia abbia il patrimonio culturale più grande del mondo è un luogo comune che non ha fondamento. Non esiste un censimento universale dei beni culturali, quindi è impossibile confrontare le quantità. L'autore sostiene che il vero primato dell'Italia è il "museo diffuso", ovvero la presenza di beni culturali in ogni angolo del paese, non solo nei musei. Questo è il risultato di una storia e cultura uniche, con una Chiesa che ha protetto e arricchito il patrimonio. L'autore sostiene che il museo è una realtà quotidiana e fraterna in Italia, mentre altrove è solo un luogo di visitazione.
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