Non c'è un vero piano prevenzione: in stato pessimo o mediocre 2,1 milioni di abitazioni. Una emergenza segnalata anche dal Mit e in primo piano sui giornali stranieri. E il sindaco dell'Aquila Cialente segnala: "Solo su questo non è obbligatoria una scheda tecnica dei frabbricati. Incredibile" L'Italia nonostante i tanti terremoti che l'hanno devastata non ha mai messo in piedi un grande piano sulla prevenzione sismica e la scossa che ha colpito il Centro Italia in altre realtà non avrebbe provocato gli stessi danni. Lo dicono senza mezzi termini i giornali stranieri, che puntano sulle norme edilizie troppo permissive nel Belpaese, e gli esperti del Mit di Boston che sostengono in maniera netta come "la scossa del 24 agosto non era poi così elevata". E a dar manforte alle critiche che arrivano dall'estero arrivano i numeri impietosi sulle abitazioni realizzate prima degli anni Ottanta e mai messe in sicurezza: il 60 per cento degli edifici in Italia è stato realizzato prima del 1971 e di questi 2,1 milioni sono in stato "pessimo o mediocre", come ha rilevato l'Ance. A fronte di questa disastrosa situazione, lo Stato dagli anni Sessanta a oggi ha investito 150 miliardi di euro dopo i terremoti per ricostruire quanto crollato, ma in prevenzione ha stanziato appena un miliardo e solo dopo i fatti del 2009 che hanno devastato l'Aquila. E di quest'ultima cifra sono stati realmente spesi poche decine di milioni in 250 edifici pubblici. Poi il nulla. "Sono passati anni dall'Aquila e io trovo incredibile che per una scossa del sesto grado che in altri paesi non provoca danni succeda quanto è successo qui", è la riflessione tra lo sconforto e la rabbia di Massimo Cialente. "Le persone che sono morte all'Aquila erano convinte di vivere in una zona super sicura. Oggi non ci preoccupiamo della qualità quando compriamo una casa, e non sappiamo veramente dove abitiamo. Serve classificare gli edifici ed avere un piano pluriennale di controlli", insiste. "E tra tante schede tecniche giustamente obbligatorie, quella che manca è proprio quella sismica. Quello che succede è che poi i sindaci si trovano da soli con sciami sismici che durano ore e ore e non puoi certo evacuare un'intera città ogni volta", All'indomani del terremoto che ha colpito il Centro Italia i giornali stranieri, inglesi soprattutto, puntano il dito contro il nostro Paese. Il Guardian polemizza sulle norme costruttive italiane, che sarebbero troppo permissive. Di opinione diversa il quotidiano I (ex Independent), che sottolinea i problemi geologici e prova a rassicurare i turisti britannici che continuano a venire in Italia. Mentre secondo il Times il nostro Paese "comincia solo ora" ad affrontare il problema delle case troppo vecchie e incapaci di sopportare le scosse. Ma è dal Mit di Boston che arrivano bordate contro l'Italia in fatto di prevenzione sismica: "Il Paese ha una vasta esperienza di terremoti, ma continua a soffrire più di altre nazioni sviluppate ogni volta che la terra trema", scrive sulla rivista del Mit Michael Reilly. Nell'articolo Reilly sottolinea come la norme antisismiche arrivate negli anni Settanta in alcuni casi non siano state rispettate e che comunque l'Italia sconta un grave ritardo in tema di prevenzione sismica. In Italia oltre la metà degli edifici è realizzata prima degli anni Settanta e oltre 2 milioni di edifici sono in stato "mediocre o pessimo" secondo Ance e Istat. Nelle aree a elevato rischio sismico ricadono poi quasi 5 milioni di edifici che andrebbero in grandissima parte, secondo i tecnici per almeno il 70 per cento, messi in sicurezza. Ma i pochi spiccioli stanziati dallo Stato soltanto dopo il 2009 non bastano e in ogni caso sono stati spesi per pochissimi edifici pubblici.
la Repubblica
25 Agosto 2016
Terremoti, il 60 dei vecchi edifici a rischio. E l'Italia se ne dimentica
AN
Antonio Fraschilla
la Repubblica
Il testo descrive la situazione della prevenzione sismica in Italia, criticando il fatto che il Paese non abbia un piano prevenzione efficace. Secondo gli esperti, la normativa costruttiva è troppo permissive e molti edifici, soprattutto quelli realizzati prima degli anni '70, non sono stati messi in sicurezza. Il testo cita i numeri impietosi: il 60% degli edifici in Italia è stato realizzato prima del 1971 e di questi 2,1 milioni sono in stato "pessimo o mediocre". L'Ance e Istat hanno rilevato che oltre la metà degli edifici è in stato di "mediocre o pessimo".
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