C'ERA anche Dario Nardella, nel 2009, nell'equipaggio misto, fatto di esperti di beni culturali, docenti universitari e politici che una domenica di luglio a bordo di una barca risalì l'Arno fermandosi di fronte all'abitato delle Sieci e alle straordinarie Gualchiere di Remole. Dare un futuro all'opificio industriale tardo medievale abbandonato da decenni era la missione di quell'imbarcazione. Ne nacque un'idea che sembrò vincente, principale testimonial l'architetto Pietro Laureano: fare dell'antico mulino un centro internazionale dei saperi dell'Unesco, Nardella all'epoca vicesindaco di Renzi si disse entusiasta tanto che la vendita del bene, in territorio di Bagno a Ripoli ma di proprietà di Palazzo Vecchio, fu congelata. Sette anni dopo, le ruote idrauliche e i mulini un tempo usati per follare i panni di lana sono sempre lì: dell'Unesco alle Gualchiere non hanno più sentito parlare. E la prospettiva della vendita torna in cima alle priorità del Comune, che conta di ricavarne tra i 3 e i 3,5 milioni di euro e ha già mosso i primi passi concreti. Dall'assessorato al patrimonio guidato da Federico Gianassi si sono già fatti avanti con la Cassa depositi e prestiti, l'ente per il 70 del ministero del Tesoro e per il resto in mano alle banche che in questi anni si è distinto per uno shopping parecchio compulsivo in città: ha già comprato e rivenduto il vecchio Teatro comunale (dal Comune) e la Manifattura Tabacchi delle Cascine, sta cedendo la Caserma Cavalli all'Ente Cassa di Risparmio mentre non ha ancora rimesso sul mercato il Palazzo Vivarelli Colonna di via Ghibellina (acquistato sempre da Palazzo Vecchio). Se Cassa depositi e prestiti comprerà anche le Gualchiere è presto per dirlo però: in genere le operazioni immobiliari della cassaforte immobiliare di Stato si compiono alla fine dell'anno, negli ultimi giorni di dicembre. Palazzo Vecchio ci crede: la propspettiva di un recupero con capitali pubblici o parapubblici si è del resto rivelata fin qui impossibile. E la cessione sul mercato appare la strada in grado di contemperare due esigenze: tutelare il bene, su cui da anni lanciano allarmi residenti e associazioni come Italia Nostra, e recuperare risorse sul bilancio comunale. Cosa potrebbe nascere nel trecentesco mulino con torri merlate, passato dalle mani di nobili famiglie come gli Albizi, i Ruccellai e i Valori? Il Regolamento Urbanistico di Bagno a Ripoli consente l'utilizzo a fini economici del bene ma niente residenziale: usi di tipo ricettivo e ristorante. Un resort o un albergo dunque.