II decreto Urbani sterilizza oltre mille immobili perché costruiti più di cinquanta anni fa CARBONIA. Sono ben 1200 le domande di acquisto di case Iacp che giacciono nei cassetti, mentre alcuni contratti di locazione di locali commerciali in scadenza dovranno essere rinnovati senza che i locatali possano acquistarli. Sono i nefasti effetti, non ancora disinnescati del "codice Urbani" che impedisce la vendita senza il placet del ministero del Beni culturali degli edifici pubblici che presentano interesse artistico e archeologico, con più di mezzo secolo d'età. Il via libera del ministero è atteso dallo scorso gennaio, quando ne fu fatta richiesta dal direttore generale dell'Iacp Ignazio Farci: per Carbonia il problema è assai gravoso, visto che la gran parte del patrimonio immobiliare lacp ricade nelle caratteristiche indicate al decreto legislativo che ha riordinato, in mezzo a feroci polemiche, la legislazione inerente i beni culturali e che porta il nome dell'ex ministro. Si registra adesso un'iniziativa di Rifondazione Comunista che intende sollecitare la regione affinché il nulla osta sia firmato senza ulteriori indugi. «In considerazione del fatto che Carbonia e le frazioni più importanti vivono con preoccupazione questo problema spiega Marco Loi, consigliere comunale e presidente della commissione Cultura abbiamo sollecitato il gruppo del partito in consiglio regionale ad attivarsi con l'assessore regionale ai Lavori pubblici ma, a quanto pare, le difficoltà sono pesanti, a causa dell'insensibilità del governo verso questo problema». L'assessore Carlo Mannoni ha chiesto al commissario dell'Istituto case popolari della Sardegna di porre in essere tutte le iniziative per giungere all'atteso provvedimento: a quanto pare, tuttavia, la montagna avrebbe partorito il topolino: «Da Roma prosegue Loi sarebbe stato offerto un via libera per soli cinque locali: una risposta del tutto inaccettabile. Non si capisce come mai questa legge preveda la possibilità di alienare proprietà di indubbio valore storico e artistico, per accanirsi poi contro cittadini che hanno avuto la sfortuna di abitare in case che hanno più di cinquant'an-ni e che, davvero, non hanno necessità di essere tutelate in questo modo assurdo». Va sottolineato che l'articolo 12 del "codice Urbani" ha previsto anche la procedura d'ufficio per la verifica della "sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropqlogico" che limita l'alienabilità del bene immobile. Un'opzione che, tuttavia, non è stata presa in considerazione, almeno in Sardegna.(gdp)