Caneva, campagna di scavi chiusa con eccellenti risultati Prossimo obiettivo degli archeologi localizzare la necropoli CANEVA. Una pintadera, ovvero un disco in ceramica, con un disegno geometrico a spirale, usata probabilmente per decorare tessuti di lino, assieme al contrappeso da telaio, sono stati i due oggetti particolari risalenti al Neolitico recente, 3.800-3.700 a.C., rinvenuti in questi giorni, assieme a tanti altri reperti, a conclusione della campagna di scavi sul sito palafitticolo di Palù del Livenza. A distanza di tre anni, con la direzione di Roberto Micheli, della Soprintendenza regionale, è stato aperto in luglio il cantiere gestito dalla società Cora ricerche di Trento con gli archeologi Nicola De Gasperi, Monica Dal Molin, Martina De March e Giacomo Vinci. Sin dall'inizio, gli studiosi hanno individuato una rilevante area di scavo, già sondata nel 2013, e ora analizzata sino al suo ottavo strato di torba, su un terreno adiacente al rio che passa vicino all'Infopoint del Palù. Si sono impegnati anche gli appassionati polcenighesi di archeologia del Grapo, sodalizio presieduto da Martina Janes. Patrimonio dell'Unesco dal 2011, il Palù ospitava il più antico insediamento palafitticolo dell'Italia settentrionale. E sempre nel Palù sono stati rinvenuti strumenti litici, per lo più selci, nonché reperti di varia natura: dai resti delle palafitte a quelli di armi primitive, di strumenti domestici, assieme a ossa animali di vario genere. Gli ultimi scavi hanno entusiasmato gli archeologi. Sono emersi pali e basamenti della palafitte. Assieme alla pintadera e al contrappeso da telaio sono state recuperate notevoli quantità di punte di frecce, lance in selce, ossa di animali domestici e selvatici, tanti semi, vari resti di doli e otri in ceramica che li custodivano. A facilitare il lavoro, un sistema di drenaggio e un'idrovora che scarica l'acqua nel vicino rigagnolo. «Sono state riscontrate ha riferito Roberto Micheli domenica di fronte a un numeroso pubblico particolari condizioni favorevoli per la conservazione di reperti e materiali del Neolitico grazie al terreno umido e torboso. Gli oggetti recuperati, in ottime condizioni, finiranno all'archeomuseo di Torre e in tanti altri istituti archeologici per essere analizzati dagli esperti, che otterranno informazioni molto più complete di quanto avvenga nei siti archeologici all'asciutto». Si spera che la Soprintendenza friulana possa al più presto finanziare nuove campagne di scavi al Palù, magari portando alla scoperta della necropoli.