Dopo l'appello alla politica per "non essere lasciato solo" il direttore del museo rilancia "Il progetto di Isozaki è fermo da vent'anni". Un fantasma si aggira per i beni culturali di Firenze. Era il 1998 quando l'archistar giapponese Arata Isozaki sbaraglia Mario Botta, Norman Foster, Gae Aulenti e Vittorio Gregotti e si aggiudica il concorso internazionale di progettazione della nuova uscita sul retro degli Uffizi. Lo fa con una grande loggia in pietra serena, acciaio e vetro, alta 24 metri, che richiama la Loggia dei Lanzi a fianco di Palazzo Vecchio. Dopo quasi vent'anni e mille polemiche, quel progetto è però ancora sulla carta. Anzi, nessuno sa se verrà mai realizzato. E adesso, il teutonico direttore degli Uffizi Eike Schmidt, che appena il giorno prima aveva detto al New York Times di essere stato messo a fare «il lavoro sporco», spiegando che il suo compito è «fare delle scelte », si rivolge a quello stesso ministro, Franceschini, che con l'introduzione dell'autonomia lo ha portato dov'è, alla guida della più importante pinacoteca d'Italia: «Il governo deve decidere, se qualcuno non vuole più la loggia dovrà metterci la faccia». Schmidt ha fatto di più, si è spinto perfino ad ipotizzare un referendum sul progetto di Isozaki. Che per la verità ha lasciato molto freddo Palazzo Vecchio, il cui sindaco Dario Nardella, diversamente da Matteo Renzi, si è sempre mostrato dubbioso: «Quel progetto non è più contemporaneo», disse appena insediato. Un pensiero critico che si aggiunge ai detrattori storici del progetto, da Franco Zeffirelli («È uno sgabello)») alla scomparsa Oriana Fallaci (che minacciò di incatenarsi) fino a Vittorio Sgarbi («È una rete da materasso»), che da sottosegretario ebbe anche un ruolo attivo al tempo della prima bocciatura ufficiale, nel 2001, confermata dalll'allora ministro Urbani. Un no però non definitivo, visto che come responsabile dei beni culturali Francesco Rutelli si adoperò per sbloccare la pratica, al punto che nel 2007 la loggia Isozaki fu inserita nel secondo lotto dei Nuovi Uffizi, il progetto di ampliamento della galleria. Da allora la loggia è rimasta come sospesa nel vuoto, al punto da scomparire dal cronoprogramma dei lavori del museo, con la motivazione della mancanza della copertura finanziaria stimata in 6,5 milioni di euro. Si farà, non si farà? Per il direttore Schmidt è tempo di prendere una decisione: «I lavori per i Nuovi Uffizi stanno procedendo e presto, nel giro di un anno e mezzo, due al massimo, arriverà il momento in cui dovremmo procedere alla sua realizzazione, considerando che Isozaki è il vincitore di un concorso regolarmente bandito». E se qualcuno non la vuole più, «non solo dovrà metterci la faccia ma anche i soldi, perché un risarcimento potrebbe far lievitare i costi di alcune decine di milioni di euro», aggiunge il tedesco Schmidt. «Nessuno ci ha mai detto o scritto che non si fa», sostiene Andrea Maffei, braccio destro in Italia di Isozaki. «Stiamo aspettando che si concludano i lavori del museo per liberare il cantiere e partire con la loggia», aggiunge Maffei. Confermando che qualche rischio finanziario potrebbe esserci: «Se all'uscita degli Uffizi vogliono farci qualcosa di diverso, valuteremo con i nostri legali», aggiunge Maffei. Si schiera l'Ordine degli architetti di Firenze: «Dopo quasi vent'anni qualcuno si dovrebbe assumere una volta per tutte la responsabilità».
FIRENZE-Nuovo affondo di Schmidt "Per la loggia agli Uffizi pronto a un referendum"
Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, ha rilanciato il progetto di Arata Isozaki per la nuova uscita sul retro degli Uffizi, che è stato sospeso da vent'anni. Il progetto, che prevede una grande loggia in pietra, acciaio e vetro, è stato oggetto di molte polemiche. Il governo deve decidere se approvare il progetto o no, e se non lo farà, il progetto potrebbe essere sostituito con un altro. Il direttore degli Uffizi ha ipotizzato anche un referendum sul progetto. L'Ordine degli architetti di Firenze si è schierato a favore del progetto e ha chiesto che qualcuno si assuma la responsabilità di realizzarlo.
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