SULL'OPERA DA REALIZZARE » DI ALBERTO ALFREDO TRISTANO Lo zio Sam è sbarcato sullo Stretto di Messina e parla italiano con accento siciliano. L'indice puntato continua a suggerire un «I want you» carico di persuasione, ma la didascalia che accompagna l'immagine dice «Sul Ponte decidi tu». Non è un reclutamento per una qualche guerra sicula, ma l'invito a votare per un referendum indirizzato agli abitanti della provincia sulla grande opera che tanto sta a cuore al governo di Roma. La consultazione popolare è la battaglia che vuole combattere il Movimento popolare siciliano, un'associazione politico-culturale animata da Giovanni Frazzica. Segretario provinciale del Ppi per 8 anni, Frazzica s'è fatto le ossa e la pelle per un quarto di secolo nella de Sinistra di base, sponda De Mita, a cui vanno ancora il pensiero e il sentimento: «Resta sempre il migliore, anche se mi ha deluso quando non si è opposto alla scioglimento del Ppi nella Margherita. Nessuno lo fece. Tranne me e Gerardo Bianco. Che amarezza». Niente fiorellino, dunque. Piuttosto l'impegno in Sicilia, o meglio nella sua Messina, fuori dai partiti. Nasce il Movimento. All'inizio convegnistica, incontri, dibattiti. Fino a quando non arriva l'esplosione di Raffaele Lombardo: l'intuizione di far leva sull'orgoglio locale, che da veste culturale si trasforma anche in un'infallibile macchina di voti. E perché a Catania sì, e a Messina no? «La sua forza è stata l'organizzazione, la capacità di galvanizzare e aggregare fette di società sparse. Lui le ha messe insieme, facendo un'operazione elettorale che è venula prima del contenuto politico. La mossa è stata vincente, e devo dire che la Margherita qui a Messina è terrorizzata dal fascino lombardiano, che si estende già verso Erma. Noi potremmo bloccare i voti in uscita verso di lui». Insomma, il Movimento vuoi farsi ago della bilancia politica locale. Viene così l'idea del referendum; un problema reale, concreto, su cui accendere i riflettori e coinvolgere la gente, dando allo stesso tempo visibilità politica al Movimento. E proprio sul referendum si è trovato l'appoggio della Margherita: la richiesta è stata infatti presentata in consiglio provinciale dall'esponente diellino Rosalia Schirò. C'è tutta la costellazione di ex popolari da aggregare, per non parlare della galassia vedova della De. Ma subito il discorso ritorna a Messina. «Questa città da venti mesi è commissariata. I cittadini non si sentono più rappresentati da nessuno. La democrazia diretta è l'unica chiave per ristabilire il senso della politica». E intanto sulla proposta di Frazzica, stanno convergendo a poco a poco tutti i partiti del centro-sinistra. Mentre per sabato prossimo Legambiente sta organizzando una traversata di barche sullo Stretto per opporsi agli oltre 3 chilometri del ponte a campata unica, «il più lungo del mondo». Però, il punto non è tanto dire sì o no al Ponte, spiega Frazzica, quanto capire che significa quel sì o quel no. «Io personalmente sono confuso sulla questione. Il fatto è che a Messina ci sta cadendo sulla testa una decisione presa altrove senza che le popolazioni interessate siano state minimamente consultate. Sfilano personaggi di secondo piano che ne sanno meno di noi, vanno avanti a slogan. Non è detto che sia sbagliato a priori. Io personalmente sono cresciuto alla scuola di Oscar Andò, che da sindaco di Messina per anni tenne alte le insegne di una Sicilia finalmente collegata con il Continente. Poi certo, la sensibilità ambientale emersa negli anni ha instillato qualche dubbio. Il referendum è un modo per creare un dibattito e finalmente capire di che parliamo». Lo zio Sam di Sicilia ha alle spalle il Ponte («ottava meraviglia del mondo», afferma Lombardo), ma davanti guarda alle elezioni.