«A Capalbio nobili ambientalisti, boiardi di Stato e intellettuali ex comunisti non vogliono i profughi, non vogliono la strada, non vogliono nulla, perché le loro vacanze non possono essere disturbate». È Ferragosto. Il governatore toscano Enrico Rossi apre la sua pagina Facebook e verga staffilate rivolte ai capalbiesi, di adozione o meno, radical chic o meno, che hanno storto il naso davanti alla notizia del (possibile) arrivo di 50 profughi nel prestigioso borgo della Maremma, lo stesso in cui i comitati capitanati dal principe Nicola Caracciolo si oppongono da sempre alla costruzione dell'autostrada Tirrenica per potenziare l'attuale Aurelia. Lo sfogo di Rossi è significativo dal punto di vista politico, perché incarna la contrapposizione tra due sinistre. La sinistra di Pontedera (città di cui Rossi è stato sindaco e dove ha salvato la Piaggio dalla delocalizzazione in Irpinia), sviluppista; e la sinistra di Capalbio, che, specie per il cuore della Maremma, ribadisce due parole come mantra: conservazione e tutela dell'ambiente. Per questo, il governatore non si limita alla polemica sui profughi e attacca la sinistra capalbiese anche sulle infrastrutture: «È una posizione che non condivido e contro cui mi batto: si possono conciliare ambiente e sviluppo, tutela del paesaggio e sensibilità sociale». Intanto da Capalbio si rilancia il 25 agosto come data per organizzare una manifestazione con turisti e residenti per contestare la decisione della Prefettura di inviare i migranti a settembre. E a cavalcare il caso Capalbio arriva il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: «Sono 50 profughi, ma la sinistra radical chic non li vuole vicino ai campi da golf, alle piscine, ai giardini, ai villini e ai villoni di questa sinistra che i campi rom li pensa sempre in periferia». E poi: «Non li metterete davvero qui, hanno detto in coro. Loro si sono ribellati. Ecco la sinistra» .