CHIUSA nei nervi, nel lucido passo tra sgretolate mura e scoscese case, la bestia sale su dal basso, con ai fianchi le tinozze d'accesa uva, sotto il busto di Bonifacio prossimo a farsi polvere, difeso da barocca altezza, nella medioevale nicchia della muraglia». Forse solo nelle calcinate giornate di mezz'agosto è ancora possibile conoscere l'Italia che, nel 1951, l'amore di Pasolini fermava in questi versi ardenti. Un'Italia lontana dalle grandi città e dai grandi musei mediatizzati: un'Italia in cui paesaggio, arte e lavoro rurale si intrecciano. Gli italiani che vogliono dedicare almeno una parte di questa giornata di Ferragosto a riscoprire se stessi attraverso la conoscenza del territorio a cui appartengono hanno un'ottima occasione: il Ministero per i Beni Culturali apre oggi con larghezza le porte di questo immenso bene comune, dal Colosseo agli Uffizi. Una possibilità che deriva da un accordo con i sindacati (stipulato alcuni anni fa) che rende ininfluente il fatto che oggi sia lunedì, giorno di chiusura per molti siti statali: un tratto di felice normalità. Ecco allora un fulmineo viatico, da nord a sud, per dieci dei luoghi compresi nell'elenco diffuso, come ogni anno, dai Beni Culturali. Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, Capo di Ponte (Brescia) A Naquane, in un paesaggio incantato che trae il nome da quello delle fate, centoquattro rocce raccontano l'inizio della storia: qua nell'Età del Ferro gli abitanti della Val Camonica ritrassero il mondo incidendo, ma soprattutto picchiettando, sulla pietra figure, e poi anche iscrizioni. Non solo cacciatori, o guerrieri: ma anche raffigurazioni di telai, remotissimo annuncio di una operosità tutta lombarda. Museo Nazionale di Villa Pisani, Stra (Venezia) Quando Tiepolo li fece ascendere, con le parrucche incipriate e le pance prominenti, nei cieli di zucchero che affrescò sul soffitto del grande salone delle feste della Villa, i membri della famiglia Pisani erano già divorati dall'oscura decadenza che li condusse presto a rovinarsi del tutto, e a vendere la loro dimora di campagna (una vera reggia) a Napoleone. Da allora, una teoria infinita di monarchi l'ha abitata, ed è qua che Mussolini e Hitler si incontrarono la prima volta. Fasti e tragedie che appaiono remotissimi quando li si considera dalla pace del superbo parco. Sistema Museale dell'antica città di Luna (Spezia) «Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nova cosa né forte, poscia che le cittadi termine hanno». È a noi che parla Dante (Paradiso, XVI): ascoltiamolo, e visitiamo le impressionanti rovine di Luna, porto romano piantato tra Liguria e Toscana, potentissimo al tempo di Gesù e definitivamente decaduto, per l'impaludamento del porto, all'inizio del Duecento. Un forte invito a mantenerle vive, sostenibili, in equilibrio con l'ambiente: perché, appunto, le città possono anche finire. Mausoleo di Teodorico, Ravenna Un monumento alle ragioni della pace e dell'integrazione tra culture. Teodorico nacque tra l'Austria e l'Ungheria, e suo padre, un re ostrogoto, lo mandò, come ostaggio, alla corte imperiale di Bisanzio. Là crebbe civile, e quando divenne sostanzialmente re d'Italia, si comportò come i più saggi tra gli imperatori romani, e come loro volle farsi seppellire nel porfido: dentro questo incredibile monumento, coperto da un gigantesco monolite trasformato in cupola. Antiquarium Statale di Cosa, Ansedonia (Grosseto) Tra le rovine della città romana affacciata sull'Argentario, il 18 aprile del 1937 venne in gita Piero Calamandrei, che scrisse: «Tutte le fantasticherie che si possono sognare da una finestra che dà sul mare furono sognate quassù, più di duemila anni fa, da uomini ai quali noi somigliamo anche nel volto Forse è proprio questa consapevolezza della sorte comune che ci rende così cara e così familiare questa terra. .. Qui non si riesce più a capire dove finisca la roccia inanimata e dove cominci il segno lasciato dai viventi; uno stesso senso di pietà, come se si trattasse di parentela, abbraccia le cose e le creature». Ed è ancora così, indimenticabilmente. Villa Lante, Bagnaia (Viterbo) Un paese di campagna che finisce, clamorosamente, in un giardino da sogno, fermo alla fine del Cinquecento: quando tra i suoi calibratissimi vialetti e i giochi d'acqua passeggiava il cardinale Alessandro Peretti Montalto. Riflettendo su un parco reale parigino che discendeva proprio dai giardini italiani del tardo Rinascimento, un intellettuale francese del Seicento scrisse che «i giardini dei re sono così grandi per farvi passeggiare tutti i loro sudditi». Ora che non siamo più sudditi, ma cittadini sovrani, è finalmente vero. Compendio Garibaldino, Isola di Caprera (Olbia-Tempio) Il buen retiro di Garibaldi, in un mare di bellezza quasi violenta. Poter carezzare il grande, vivissimo, pino che l'Eroe piantò nel 1867 per la nascita della figlia Clelia significa quasi stringergli la mano. Un santuario della storia spirituale della Nazione: da proteggere contro ogni tentazione di mercificarlo trasformando gli edifici demaniali, ora passati al Comune, in strutture ricettive. Città Romana di Sepino (Campobasso) Un luogo senza tempo, di bellezza struggente: sembra di essere nel Foro Romano quand'era un pascolo. Una città con le mura in piedi e il teatro agibile, in cui le piccole basiliche si sono trasformate in masserie settecentesche, in parte ancora abitate, e circondate da animali. Intorno, la meravigliosa valle del Tammaro, chiusa da colline dolcissime su cui corrono i tratturi, nati sui tracciati, e in parte sui selciati, delle strade romane. La Tomba di Virgilio (Napoli) Nel cuore di una metropoli: ma appartata e silenziosa come se ne fosse remotissima. Qui è sepolto Giacomo Leopardi, accanto a quella che una lunghissima tradizione umanistica indica come la tomba di Virgilio. L'iscrizione di un viceré spagnolo secentesco elenca le malattie curate dall'acqua termale flegrea: ma qua è l'anima a curarsi, attraverso una dolcissima malinconia. La Cattolica di Stilo (Reggio Calabria) Questa meravigliosa chiesa bizantina del X secolo, costruita in forma di «cubo minuscolo di cotto», sembra prelevata di peso da un'isola greca. Se è ancora lì, è per l'amore degli italiani: Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco, che ingaggiarono, per salvarla dal degrado, una vera battaglia culturale. Una leggenda vuole che quattro ragazze portassero quasi danzando le colonne antiche che ne scandiscono l'interno. Su una di esse, un'iscrizione in arabo innalza il nostro sguardo verso il futuro di un Mediterraneo di nuovo in pace.
la Repubblica
15 Agosto 2016
Musei. Grand Tour di Ferragosto. Colosseo e Uffizi, ma non solo.
TO
Tomaso Montanari
la Repubblica
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Bene culturale
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