CHIEDONO il condono, a uso privato, di 65 metri di suolo pubblico con affaccio sui mercati Traianei. E il Comune inspiegabilmente risponde "sì". Un paradosso tutto romano. E chissà cosa avrebbero pensato Benito Mussolini, il regista Ugo Tognazzi e le altre tante personalità della politica e della cultura che, dal 1880 ai nostri giorni, si sono accomodati ai tavoli del ristorante "Taverna Ulpia", in via del Foro di Traiano 2. «Volete appropriarvi di un tratto dei Fori Imperiali? Prego, non c'è problema. Basta pagare la tassa, presentare la documentazione richiesta e la strada è vostra». Più o meno dovrebbe essere andata così l'interlocuzione tra l'ufficio condono del Campidoglio e l'allora intestatario dell'attività. I tecnici capitolini hanno lavorato la pratica per l'eventuale assegnazione di una porzione di via pubblica all'angolo tra i Fori Imperiali e piazza Venezia (tra l'altro siamo proprio ai piedi del Campidoglio) come se si trattasse di un qualsiasi ampliamento in profonda periferia: un balconcino a Tor Lupara? No, la terrazza che sorge sulle rovine della Basilica Ulpia, istituita dall'imperatore Ulpio Traiano nel 111 dopo Cristo. A documentarlo, nero su bianco, è la risposta timbrata e controfirmata dell'Ufficio condono rintracciata recentemente dagli uffici del I municipio, che su mandato del minisindaco, Sabrina Alfonsi, stanno scandagliando da oltre un anno tutte le attività commerciali del centro storico al fine di individuare ogni irregolarità, specie sul fronte dell'occupazione del suolo pubblico. Del resto, la battaglia contro il tavolino selvaggio è una lotta senza fine. E tra tutti gli escamotage messi in campo dagli esercenti pur di poter apparecchiare anche un solo tavolo su strada, quello della "Taverna Ulpia" è stato senza dubbio il più eclatante. Attualmente, infatti, l'attività commerciale è sprovvista dell'autorizzazione per l'occupazione di suolo pubblico. E la risposta del Comune circa la richiesta di condono, datata 30 settembre 1997, è stata esibita agli agenti della polizia municipale durante un controllo nell'aprile scorso. La terrazza con affaccio sui Fori era stata trasformata in un grande dehor, oggi rimosso. Sul documento, il Comune scriveva: «La concessione potrà essere ritirata presso i nostri uffici in via di Decima dopo aver pagato gli oneri concessori e l'atto di notorietà relativa alla proprietà del bene». Ovviamente il condono non è mai stato formalizzato, ma la risposta degli uffici pubblici risulta comunque utile in sede giudiziaria per impugnare provvedimenti amministrativi e penali. «Il ristorante è classificato ai primi posti nella graduatoria delle botteghe storiche di Roma premette Francesco Mancini, legale della proprietà e fino al 2009 il Comune stesso riteneva quel vicolo chiuso come privato: è stato messo per iscritto più volte su dei documenti ufficiali, compresi quelli a firma del ministero dei Beni Culturali. Non solo prosegue l'avvocato la tenda è l'insegna, come del resto la facciate del palazzo, sono vincolate dalla Soprintendenza». Il contenzioso avviato l'anno scorso con il Comune per l'accertamento della proprietà di quel breve tratto di strada chiusa (finisce contro un portone secondario del palazzo) è ancora in corso, sia al Tar sia al Consiglio di Stato. Nel frattempo la presidente della City, Sabrina Alfonsi, precisa: «L'ufficio tecnico del municipio ha chiesto subito all'ufficio condono di chiudere la pratica dice ma ora da cittadina, prima ancora che da minisindaca, mi domando: perché i vigili non hanno mai approfondito il tema del condono prima della verifica da noi sollecitata? Perché l'Ufficio condono tiene aperte le pratiche per così tanto tempo? Perché nessuna Sovrintendenza ha mai preteso spiegazioni?» Quesiti più che legittimi. Considerato anche che l'indagine è scaturita dalla richiesta di informazioni da parte di un cittadino. Paradossi tutti romani. Quasi fosse una scena di "Totò Truffa". La fontana di Trevi non è neanche tanto lontana.