"Ah... mi dispiace, ma io so' io... e voi non siete un c...". Chi non ricorda la celebre battuta di Alberto Sordi, nei panni del marchese Onofrio del Grillo, che nella Roma papalina dei primi dell'Ottocento rappresenta al meglio la situazione di privilegio in cui viveva la nobiltà rispetto al resto della popolazione? Mutatis mutandis, l'atteggiamento del marchese del Grillo sembra rivivere nel comportamento del colosso Google che, per il terzo anno consecutivo, ha organizzato in Sicilia il suo meeting annuale. Infatti, "Big G" ha alloggiato, interamente a sue spese, in un pentastellato resort di Sciacca, dal 30 luglio al 3 agosto, circa 400 star del cinema, dello spettacolo, dell'hi-tech, della politica e della finanza mondiale. Come negli anni precedenti, i temi del summit non sono stati descritti con accuratezza da Google, anzi sono rimasti del tutto evanescenti. Al sito web della manifestazione era possibile accedere con una password rimasta del tutto segreta. Ma all'evento non si poteva certo mancare, visto che lo stesso premier Matteo Renzi vi ha svolto un intervento sul futuro dell'Europa, dell'Italia e sul ruolo che la tecnologia può svolgere. Ciò che colpisce però è il fatto che il gigante di Mountain View abbia avuto la possibilità di organizzare, per i suoi ospiti, due cene in luoghi pubblici: la prima in un vero e proprio patrimonio dell'umanità, e cioè nei pressi del Tempio della Concordia ad Agrigento; la seconda a piazza Scandaliato, in pieno centro di Sciacca. Ovviamente, Google ha pagato profumatamente l'uso di questi spazi. Ma ciò ha comportato la blindatura di tali luoghi, l'allontanamento della gente comune, una massiccia presenza di forze dell'ordine e della sicurezza privata per garantire la privacy degli invitati venuti da tutto il mondo. In poche parole, ambienti di proprietà della collettività sono stati (seppure per poco) sottratti ai loro legittimi titolari, cioè i cittadini, e destinati alla soddisfazione non di esigenze di interesse generale (come, per esempio, un vertice di capi di Stato) ma spiccatamente private: vale a dire, sontuose cene per pochi eletti. Tutto questo deve fare riflettere. Anzitutto sorprende come le autorità competenti siano state così compiacenti a una siffatta privatizzazione di spazi pubblici e anzi abbiano manifestato la propria completa soddisfazione per l'evento in sé. Difficile, infatti, è capire quale possa essere il valore aggiunto per i territori siciliani del fatto che Google abbia tenuto qui il suo incontro con i suoi selezionatissimi ospiti. Diverso sarebbe stato il caso se si fosse svolto un convegno di imprese del settore turistico: la location siciliana avrebbe, in questo caso, rappresentato una significativa pubblicità per le bellezze dell'Isola. Peraltro, tranne alcune sparute lamentele, nessuna critica è venuta dalla società civile. La cosa più grave, però, è il messaggio che così si è lanciato. Di fatto, il comune cittadino che ha avuto notizia di quanto è accaduto o che, ancora peggio, è rimasto bloccato dalle transenne che separavano le star di Google dal resto percepisce, in modo ineluttabile, che con il denaro si può acquistare tutto, che chi è ricco si può permettere di ostentare il suo benessere dappertutto, anche impadronendosi delle cose che dovrebbero essere destinate alla fruizione di tutti. E ciò è quanto di più diseducativo potesse accadere. In una società democratica e retta dal principio di eguaglianza, come quella italiana, i titoli nobiliari non sono riconosciuti, tutti i cittadini sono eguali e le autorità pubbliche non possono in alcun modo rigenerare distinzioni di classe e di stato tra le persone. Invece, questo è quanto è accaduto nei giorni del "Google Camp 2016". Si è assistito a una delle sempre più frequenti forme di "cannibalizzazione" dei poveri da parte dei ricchi, di cui l'esempio più tragico è costituito dalla vendita dei propri organi per assicurarsi la sopravvivenza. Per qualche giorno, in un lembo della Sicilia, è rinato l'Ancien Régime con un parco variopinto di moderni marchesi del Grillo in libera uscita. L'auspicio è che ciò non si verifichi più o che, comunque, in futuro la collettività non si mostri così acquiescente e faccia sentire la sua voce di protesta. D'altra parte, è stato il popolo il protagonista della grande Révolution del 1789 che ha eliminato i privilegi nobiliari e ha cambiato il mondo.