Cantieri della Cultura, i sindacati plaudono al rilancio delle attività e delle opere con 137 milioni da spendere in 7 anni, ma avvertono: «A chi lavora vanno garantite paghe regolari». Denunciano il caso relativo al restauro del Duomo di Napoli con stipendi più bassi del 30. E per evitare violazioni alle tabelle del contratto nazionale chiedono un tavolo di confronto con la Regione Campania e le Soprintendenze. Napoli. Gli apprezzamenti per le scelte fatte in questi giorni dal Governo nazionale sui Cantieri della Cultura in Campania non possono far velo alle difficoltà e alle incertezze riscontrate invece in sede regionale e locale, che il Corriere del Mezzogiorno ha messo in evidenza con grande schiettezza. In particolare, sul riparto di risorse significative per sostenere eventi culturali e spettacolari, sul quale il consigliere regionale del Pd e questore alle finanze Antonio Marciano riconosce che qualcosa non ha funzionato nel modo giusto. L'uomo politico, dello stesso partito del governatore De Luca, per settori strategici dell'economia regionale come turismo e cultura rilancia il ruolo della programmazione almeno triennale per gli eventi e i festival da finanziare. «C'è bisogno ribadisce Marciano di verificare i risultati, le ricadute territoriali, la gestione dei costi delle iniziative finanziate. E la politica deve fino in fondo assumere il suo ruolo e la sua responsabilità di indirizzo: De Luca adotti criteri oggettivi e strumenti di valutazione inattaccabili». Insomma, l'obiettivo, in linea con quanto fatto da Renzi e Franceschini, deve essere costruire in Campania un moderno e avanzato sistema integrato di gestione del patrimonio culturale e turistico. Anche i sindacati sono d'accordo sul fatto che i beni culturali costituiscano un patrimonio inestimabile e una leva insostituibile per la ripresa economica e per tutelare e creare nuova e buona occupazione. Ma sono altresì convinti che per far sì che sia davvero buona occupazione, occorre porre fine al dumping contrattuale che esiste nei lavori di restauro, abbassando le tutele e i diritti di chi lavora nel settore. Da tempo Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil della Campania denunziano quel contratto stipulato un anno fa tra sigle sindacali minori e poco rappresentative e una specifica Associazione d'imprese del restauro, che è stato inserito nei Bandi di gara redatti dal Provveditorato alle Opere pubbliche della Campania e applicato per tutti i lavori del Progetto Unesco del Centro Storico di Napoli. «Non vorremmo spiega Giovanni Sannino, segretario degli edili della Fillea Cgil della Campania che succedesse la stessa cosa per i trentadue progetti dei cantieri culturali previsti nella regione». E cita il caso del cantiere del Duomo di Napoli, dove i lavoratori sono stati pagati con una retribuzione ridotta del 30 per cento rispetto ai minimi tabellari previsti dal contratto nazionale del settore, e della Reggia di Caserta. Perciò la Fillea ha chiesto alla Regione Campania di istituire un tavolo di confronto per verificare il rispetto delle nuove norme sugli appalti pubblici nei lavori di restauro, da parte delle Soprintendenze, a partire da quanto prescritto dalla circolare del ministero del Lavoro del 26 luglio di quest'anno, che diffida dall'applicare condizioni retributive e contributive diverse da quelle previste dal Contratto collettivo di lavoro dell'edilizia stipulato dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali più rappresentative sul piano nazionale. «Otto anni di crisi conclude Giovanni Sannino hanno ricacciato indietro di anni il settore dell'edilizia e ancora di più quello del restauro, terreno franco per tante aziende senza scrupoli, con vessazioni e ricatti nei confronti dei giovani del comparto, il tutto avallato dalle Soprintendenze. La ripresa non può che partire dal contrasto di queste pratiche distorsive di cui il sindacato si è fatta carico con la campagna in questo mese di agosto».