LA Corte dei conti critica il ministero dei Beni culturali per l' affidato del restyling del Colosseo a Diego della Valle, Mr Tod's. E il mondo della cultura si interroga. Affidare i tesori di casa nostra agli sponsor, per evitarne lo scatafascio, è la strada giusta? Può un privato mettere il proprio marchio su monumenti simbolo? Risposta non semplice in un'Italia dove si spende sempre meno. L'unica cosa certa è che negli ultimi tempi, a Roma, sono stati tanti i monumenti dove il "ritocchino" è arrivato grazie al buon cuore e agli interessi di privati. E sempre più ce ne saranno. Le più generose, le maison dell'alta moda. Griffata la rimessa a nuovo della Barcaccia di piazza di Spagna. Sponsor, la gioielleria Bulgari che per riportare la fontana commissionata nel 1627 da papa Urbano VIII a Pietro Bernini ha speso, tre anni fa, 200mila euro. Peccato però che dopo un anno e mezzo i tifosi del Feynoord, presero la Barcaccia a bottigliate lasciandola una discarica. Il Campidoglio fu costretto a ripulirla di nuovo. Sempre a cura del re dei gioielli, anche il restauro in fase di completamento della scalinata di Trinità dei Monti. Ha il marchio Fendi invece, la second life di Fontana di Trevi. Il simbolo della Dolce Vita è tornata al suo splendore nel novembre 2015. Il restauro è durato 17 mesi: importo complessivo 2 milioni e 180 mila euro. Quella sera la piazza era gremita, tutti a bocca aperta spettando il ritorno scrosciante dell'acqua rischiarata da una nuova illuminazione. A luglio scorso altra festa, con una sfilata. Il défilé dalla doppia "F" ha preso vita tra gli zampilli, lungo una passerella trasparente montata sulla vasca capolavoro barocco. Molto meno esibito il restauro della Piramide Cestia. Patron dell'operazione, il giapponese Yuzo Yagi che il giorno dell'inaugurazione, ad aprile di un anno fa, si è presentato vestito di bianco come il monumento nuovamente abbagliante fatto realizzare da Caio Cestio nel I secolo a.C. Il restyiling è costato al mecenate nipponico 2 milioni di euro, si è concluso due anni fa dopo 327 giorni. Settanticinque in meno del previsto. Non c'è di mezzo la moda, ma l'energia per il restauro delle sale dei Musei Capitolini. Ad aprire il portafoglio Enel Energia che ha appena celebrato la fine dei lavori della Sala degli Impertori. E già pensa di finanziare la ristrutturazione dei fatiscenti giardini di Palazzo Caffarelli stanziando 360mila euro. E per il futuro ha in programma nuovi lavori sulla piazza di Roma.