DALL'ULTIMO restauro sono trascorse tre estati. Ma il portone verde al pian terreno resta chiuso, gli intonaci sono tornati a scolorire, e nel vuoto della Kaffeehaus di Boboli i ricordi delle eleganti merende organizzate dalla corte lorenese appaiono come fantasmi di un passato sempre più lontano e sbiadito. Il bel «casino di delizia» dal panorama mozzafiato, fatto costruire da Pietro Leopoldo nel 1776 su disegno di Zanobi Del Rosso, ha perso da molto tempo, è noto, la propria, originaria funzione di caffetteria: riaperto parzialmente nel giugno 2013, dopo molti anni di abbandono, come semplice spazio espositivo, ospita oggi, nel saloncino al piano superiore accessibile da un ingresso secondario, quattro sculture cinquecentesche una delle quali, il "Nano Morgante sopra una tartaruga" di Valerio Cioli, inserita nel percorso della mostra "Buffoni, villani e giocatori della Corte dei Medici", in corso fino all'11 settembre a Palazzo Pitti restando tuttavia una meta defilata e poco battuta dagli oltre 900 mila turisti che ogni anno visitano il parco granducale. I numerosi annunci su un ripristino della palazzina come punto di ristoro che si sono susseguiti dall'inizio del nuovo millennio, del resto, si sono ciclicamente infranti contro gli ostacoli della burocrazia, ultimo dei quali l'annullamento, da parte del Consiglio di Stato, del bando lanciato nel 2010 dall'ex soprintendenza speciale al Polo museale fiorentino per l'assegnazione dei servizi di ristorazione a Pitti e Uffizi. Eppure, c'è chi non ha abbandonato il sogno di veder servite, al suo interno, fumanti tazze di cioccolata. «La Kaffeehaus è stata progettata come caffetteria, e tale deve tornare a essere», afferma Eike Schmidt, direttore del complesso nato dall'accorpamento, in seguito alla riforma Franceschini, di Uffizi e Palazzo Pitti. «I turisti insiste vi arrivano attratti dai cartelli, si aspettano di bere qualcosa, e invece rimangono delusi». Quello che il manager tedesco ha in mente, tuttavia, non ha niente a che vedere con un semplice spaccio di tramezzini e bibite refrigeranti: «La Kaffeehaus spiega è uno degli edifici più internazionali di Firenze, fatto costruire da Pietro Leopoldo ispirandosi alla moda viennese del Settecento, e mi piacerebbe che recuperasse quell'identità. Questo non significa che negheremo ai turisti un cappuccino o una bottiglietta d'acqua, ma mi piacerebbe che il cuore dell'offerta fosse rappresentato da cioccolate calde e specialità della caffetteria austriaca come il "melange" o il "Maria Theresia", che tutt'oggi si possono gustare in tanti locali storici di Vienna». Un progetto di grande suggestione, insomma, ma dai tempi tutt'altro che certi. «La Kaffeehaus spiega Schmidt richiede ulteriori interventi di restauro dopo quello del 2013. I nostri architetti stanno studiando dei progetti di massima e stiamo cercando donatori privati per finanziarli, ma al momento per noi non si tratta di una priorità: i Nuovi Uffizi sono molto più urgenti». Una volta che il progetto architettonico sarà messo a punto e finanziato, si tratterà di affidare, in appalto, la gestione della nuova caffetteria: «L'ideale sarebbe riuscire a inserire la Kaffeehaus in un capitolo del maxi bando per i servizi aggiuntivi che stiamo mettendo a punto col ministero e che sarà lanciato nei prossimi mesi. In questo modo si potrebbe partire nell'inverno 20182019, la stessa previsione che abbiamo fatto per il ristorante alle Reali Poste degli Uffizi. Altrimenti, bisognerà aspettare un bando successivo, e i tempi si allungheranno ».