LO scrivo in premessa: siamo in un momento storico in cui la Campania "si gioca" una fondamentale partita su cultura e turismo come orizzonte di periodo ed elemento fondamentale della nostra economia e delle vite lavorative delle nostre giovani generazioni. Da più giorni, legittimamente, si discute di cultura in Campania, si discute di risorse e di linee strategiche, si discute di "chi" fa le scelte e "che cosa" sceglie. ?Con la cultura la Campania può "mangiare", dice qualcuno con brutta, ma efficace espressione Cioè la cultura produce lavoro ed economia, è attrattore e moltiplicatore di flussi turistici nazionali ed internazionali ed anche locali. In fondo è una vecchia discussione questa. È il quadro di insieme che è nuovo. La novità è che ci sono molte meno risorse ed abbiamo potenzialmente un governo regionale con una natura molto pragmatica ed operativa, che tende ad un rinnovamento della palude clientelare e burocratica che storicamente ha ridotto la cultura in Campania ad un campo dove si sprecano risorse? e si alimentano gruppi autoreferenziali. Altra decisiva novità è che una nuova legge di sistema sul cinema sta per essere varata su spinta del ministro Franceschini. Altra positiva novità "storica" è che un assetto semimonopolista trentennale editoriale e televisivo? sta profondamente mutando e molti nuovi soggetti rendono il mercato della cultura e della produzione di contenuti culturali, potenzialmente molto molto più variegato. Le ultime assegnazioni del bando regionale - nonostante tutto ciò - sembrano essere però ispirate alla vecchia logica dello spreco e dei finanziamenti a pioggia. E tutto ciò dopo che anche il Teatro Festival ha dimostrato di subire ancora una logica non del tutto libera da pochezza localista e familista. L'assessore al Turismo della Regione dice che non entra nel merito delle scelte, che sono responsabilità di una commissione interna di funzionari regionali, i cui componenti non sono nemmeno da lui citati. E qui sorge un primo grande problema: per la cultura c'è bisogno di una strategia ben definita, se vogliamo che sia attrattore e moltiplicatore in questa fase. C'è bisogno di un mix sapiente tra "numeri"e qualità della proposta, un mix sapiente tra contemporaneità e tradizione, un mix sapiente per coinvolgere fasce diverse di pubblico, un mix di comunicazione forte e innovativa e centralizzazione del calendario degli eventi. C'è bisogno di efficienza e selezione, c'è bisogno di strategie chiare e qualità. Problema conosciuto da tutti. Da tempo. Apparentemente problema facilmente risolvibile: si decidano le grandi linee e si coordini bene ciò che si finanzia. Ma il punto debole sta proprio nella capacità di scegliere, nella capacità di giudicare. Qui entrano in ballo la sensibilità e le idee di fondo di un governo politico. Ma anche poi la capacità di mettere in atto le scelte e di sostenerle. Appunto, le scelte. Esiste un problema di selezione e di scelte. E questo non è un problema solo burocratico, è un problema di indirizzo e di competenza super partes. La cultura in Campania non può solo essere giustamente "regolamentata" per legge, giustamente snellita nei suoi contributi eccessivi e nei suoi troppi soggetti e consigli di amministrazione e Fondazioni varie, riequilibrata tra tradizione e orizzonte contemporaneo, tra teatro ed audiovisivo, tra balletto e produzioni web, tra San Carlo e Serie Tv internazionali. Tutto questo orizzonte sembra esserci nel pensiero politico ed amministrativo del presidente della Regione De Luca e dei suoi collaboratori e consiglieri. Ciò che manca, a mio parere, è un tassello fondamentale e delicato, che rischia di far deperire nelle stanze burocratiche una visione più forte, sana, qualitativa e con respiro futuro.? Manca un soggetto più libero da vincoli di potere, al servizio di una sincera e pragmatica politica culturale regionale. Manca una commissione di Saggi, un Comitato selettivo formato da persone di indubbio valore e competenza, un Comitato non remunerato (com'è ad esempio la commissione della direzione generale Cinema del ministero dei Beni culturali e del Turismo, che attribuisce finanziamenti alle opere cinematografiche), che selezioni sulla base di leggi e regolamenti precisi ovviamente, ma senza eccessivi vincoli relazionali di carriera come la burocrazia, né eccessivi vincoli politici con singole forze politiche o territori specifici. Un Comitato autorevole, formato potenzialmente da letterati, filosofi, esperti di teatro e cinema,?sociologi,operatori culturali dei nuovi media, esperti di comunicazione, esperti di turismo e di flussi e quant'altro: un tavolo vero ed autorevole, che giudichi con senso civico e culturale, ma anche con consapevolezza, dell'impatto dei progetti sulla filiera delicatissima e decisiva culturaturismoaudiovisivo industria culturalericadute sul territoriolavorovisibilità. Abbiamo molte risorse di soggettività professionali in Campania per formare un comitato di selezione autorevole, che sia garante alla spinta propulsiva dell'azione della società operativa della Regione. A quanto si sa, questa società operativa sta per essere scelta per efficientare e centralizzare il comparto che va da Pompei alla Film commission, dai teatri ai cinema, dalla musica ai festival. Pochi soldi necessitano di una forte selezione della spesa e dei progetti. E un Comitato autorevole e sganciato dalle pressioni può essere il fondamentale aiuto alla politica per superare vecchie logiche e antiche camarille. In modo da farne nei prossimi anni una risorsa fondamentale per la costruzione e la stabilizzazione di una industria turistico-culturale capace di essere solido pilastro della nostra economia.