LA lente d'ingrandimento della Corte dei Conti si posa non solo sui restauri troppo lunghi del Colosseo griffato Tod's, ma fa luce anche su quelli del Mausoleo d'Augusto. In questo caso, mai cominciati. Nonostante i soldi già stanziati: 4 milioni sganciati da Stato e Comune, più altri 6 donati dalla Fondazione Telecom. E nonostante gli annunci della passata consiliatura: «Inizio lavori a gennaio 2016, conclusione nel 2017». L'intoppo? «Il gran numero di offerte anomale pervenute», si legge nella relazione su "Lo stato di attuazione di interventi urgenti su Beni culturali", deliberata lo scorso 11 luglio dall'amministratura contabile. Anomale vuol dire che molte ditte in gara hanno presentato ribassi eccessivi, superando la soglia minima che la legge fissa al 42 per cento. Lo scorso dicembre, al momento dell'apertura delle buste per la prima tranche dei finanziamenti da 2 milioni di euro da parte del Comune, c'è chi è arrivato a proporre "sconti" fino al 69 per cento. Allora, fermi tutti: che simili ribassi potessero portare un risultato di bassa qualità era troppo alta. Da qui l'intervento della Corte dei Conti che nella sua relazione chiede ora «una previsione legislativa per poter fare segnalazioni all'Anac, l' Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. E fanno anche di più i magistrati di viale Mazzini. Per dissuadere chi fa «proposte improponibili» - capaci solo di rimandare, se non di bloccare il restauro di tanti monumenti bisognosi di maquillage propongono la creazione di una «black list». Un bel registro dove finiscono le ditte "zavorra" a cui verranno «precluse future partecipazioni, e per i casi di maggior gravità, l'applicazione nei loro confronti di sanzioni pecuniare ». Insomma, per la tomba di Augusto, il primo imperatore dei romani che voleva dare a sé e alla famiglia Giulia un luogo imponente e monumentale per incamminarsi verso l'Ade, c'è un nuovo ostacolo da superare per uscire dal degrado. Diventato «un posto triste, sommerso dalle erbacce usato solo per i bisogni dei cani», come lo ha definito l'Economist non più tardi di due mesi fa. «Un luogo - scrive il giornale inglese - che in qualsiasi altra città del mondo sarebbe un tesoro nazionale». In realtà, l'attuale progetto di riqualificazione dell'architetto Francesco Cellini è ambizioso, con la realizzazione di una piazza alla quota archeologica e con il recupero e il restauro delle pavimentazioni antiche. Due cordonate poi dovrebbero raccordarsi con la città: a ovest di via di Ripetta, tra la fontana dell'Ara Pacis firmata da Richard Meier e le due chiese, quella di San Rocco e quella di San Girolamo dei Croati, e dal lato opposto, da est all'abside di San Carlo al Corso e dal largo degli Schiavoni. Ma per ora il sito è ancora nell'oblio. Persino due anni fa si riuscì a perdere l'occasione. E la data era solenne: 19 agosto 2014, il bimillenario della morte di Augusto. Per quella sera, a piazza Augusto imperatore, erano previste celebrazioni solenni, ma la rottura di una conduttura allagò tutto il fossato intorno al mausoleo. Addio festa. E sono ottant'anni che il sepolcro, 87 metri di diametro a rammentare i fasti e la grandezza della Roma imperiale, non trova pace. Perché la storia del Mausoleo, il più grande e circolare che si conosca, è davvero bizzarra. Col passare dei secoli ha cambiato più volte "destinazione d'uso", come si potrebbe dire oggi con termini adatti a un catasto. È stato una fortezza per i Colonna nel XII secolo, una vigna con gli Orsini. E poi dal Settecento un anfiteatro per ascoltare la musica con gradinate per ammirare spettacoli, giochi ed esibizioni di saltimbanchi. Ed è un teatro che continua a raccogliere i romani nelle sere d'estate anche all'inizio del Novecento. Ma è con Mussolini che la tomba di Augusto cambia aspetto. O meglio a cambiare è il rione che lo circonda, che viene picconato. Giù le case, via i vicoli, spazio alle grandi costruzioni del razionalismo firmato Piacentini. Il grande slargo diventa piazza Augusto imperatore. Oggi capolinea di molti autobus, affaccio di negozi e ristoranti che hanno dovuto fare i conti con la crisi e man mano hanno abbassato la saracinesca. Come grandi occhi chiusi davanti ai cancelli dalle catene arrugginite che recintano il sogno immortale dell'imperatore più amato dai romani.