L'addio dell'ex direttore della Galleria in pensione dal prossimo primo settembre. «Ho un'idea della cultura non commerciale. Il mio rimpianto: non vedere i Nuovi Uffizi» Nella sua stanza ci sono già i primi scatoloni. Fa i conti Antonio Natali. «Ma lei lo sa quanto mi hanno chiesto per fare il trasloco e portar via i miei libri dagli Uffizi?». Parecchio. Ma lui vuol portarseli via tutti. «Ho acquistato una casetta a Reggello. Li sposterò tutti lì». Sarà una sorta di ritiro dove scrivere e studiare: dal primo settembre l'ex direttore degli Uffizi andrà in pensione. «Sarò un uomo libero. E a seguire andrò all'altare. (sorride). Per accompagnare la mia figlia più grande che tre giorni dopo si sposa». Direttore, va via amareggiato? «No. Io ho un'idea molto precisa del ruolo dei musei. Credo abbiano prima una funzione etica e solo in un secondo momento estetica ed economica. La ricchezza che deriva da un museo è il risultato di un lavoro di formazione. Era chiaro e forse giusto che io fossi rottamato». Vuol parlare del nuovo corso degli Uffizi? «Certo che no: ho preso un impegno e lo mantengo sino in fondo». Ma per esempio che lei è contrario all'apertura del Corridoio Vasariano senza opere non è un mistero per nessuno. Lei lo ha sempre detto... «Sì me lo chiesero anche al colloquio del ministero per le nuove nomine e non feci mistero della mia posizione. Ma per il resto non intendo aggiungere altro». Va bene, allora parliamo dei suoi progetti futuri... «Intanto ora vado in ferie. Poi a fine agosto uscirò da qui con tutti quegli scatoloni. Sarà una scena alla Lehman Brothers (ride). Poi ho già una serie di impegni da qui a fine anno...». Di che si tratta? «Convegni, mostre, pubblicazioni. E un film». Un film? «Sì, su Caravaggio per Sky: proveremo a fare una mostra ideale che includa tutti i quadri a soggetto sacro. Vorrei che venisse fuori esplicitamente il gioco di luci e ombre come espressione del divino e della sua antitesi». E quanto a mostre, cosa ha in mente? «La più importante è quella a cui stiamo lavorando con Carlo Falciani. È l'ultima della trilogia di Palazzo Strozzi, dopo quella su Bronzino e l'altra su Pontormo e Rosso Fiorentino. È prevista per l'autunno 2017. E sarà dedicata al secondo Cinquecento fiorentino. Porteremo opere di Giovan Battista Naldini, del Poppi, di Maso da San Friano, Pietro Candido, del Macchietti. Pittori della Maniera e della Controriforma. Per lo più si tratterà di mettere insieme opere custodite nelle chiese e nelle collezioni private». La sua antica passione, insomma. Senta, lei ha passato quasi 10 anni tanto è durata la sua direzione agli Uffizi ad attaccare bonariamente il povero Botticelli. Spezza una lancia in suo favore? «Io non ce l'ho con Botticelli ma con il suo uso commerciale. C'è un Botticelli che a me piace molto, diciamo il tardo Botticelli, quello savonaroliano. Penso a opere come il Compianto sul Cristo morto o alla Natività mistica, che hanno una forza drammatica e una tensione non presente nelle opere precedenti. Ecco quello è un Botticelli che amo e apprezzo molto». E della sala Botticelli, cosa ci dice? «Poco, so che il nuovo direttore sta cambiando il mio progetto, sarà molto diversa da come l'avevo pensata io. Per esempio toglierà i due tramezzi che io avevo immaginato a metà sala per spezzare lo spazio e valorizzare ai lati La Primavera e la Nascita di Venere». I suoi progetti più belli qui dentro? «Le mostre: 13 in nove anni, mai commerciali. La mia preferita è Norma e capriccio, sugli spagnoli della maniera moderna. E poi la Città degli Uffizi, con 18 mostre in sette anni, da Figline a Casal di Principe». Cosa lascia con dispiacere? E cosa con orgoglio? «Mi dispiace non vedere la fine dei Nuovi Uffizi. Per il resto la cosa di cui sono più orgoglioso è avere introdotto il colore al museo. Penso al blu delle sale degli stranieri, o al rosso di quelle del Bronzino, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino. Poi sono molto soddisfatto di aver chiuso la Tribuna e della sala Michelangelo. La scelta di porre l'Arianna addormentata sotto il Tondo Doni non è mia ma di Vasari. È lui che nel proemio alle Vite, quando parla della rivoluzione di Michelangelo, ci rammenta che egli trasse spunto da «certe anticaglie». Un maestro illustre. Altri suoi maestri? «Il primo mio padre: devo molto alla sua visione poetica della vita. Era un latinista: aveva curato una traduzione delle Georgiche. Mi ha insegnato ad amare la mia Maremma e poi i libri e i quadri. Scriveva molto bene. Quando ero piccino giocavamo in questo modo. Lui mi faceva vedere delle opere e quando io riconoscevo la mano del pittore era così orgoglioso di me...». Immagino. E gli altri? «All'università Carlo Del Bravo, un uomo curioso e anticonformista. Era allievo di Longhi. Mi ricordo che ci fece fare un seminario sugli artisti dell'Accademia, per esempio. Quindi Luciano Berti. Il mio maestro agli Uffizi, uomo sobrio e di poche parole. E soprattutto poco mondano. Come me». Mai pensato di insegnare all'università? L'ho fatto, a Perugia, dal 2000 al 2010. Storia dell'Arte moderna. Poi nel 2006 vinsi la cattedra da ordinario al Politecnico di Milano. Decisi di non andare perché Antonio Paolucci mi disse che "mi avrebbe lasciato" la guida degli Uffizi». Rimpianti? «Per il rapporto coi ragazzi sì. Mi danno carica. Per il resto no». Quando è entrato agli Uffizi? «Ho vinto il concorso ai Beni Culturali nel 1980». Cosa ha fatto nei primi anni? «Eravamo un gruppo di lavoro giovane, c'era anche Cristina Acidini, lavoravamo alla schedatura. Partimmo dalle sculture delle Porte Sante, il cimitero dove oggi è sepolto mio padre. Collaborai alla curatela delle mostre Medicee del 1980. Poi mi fu affidato il dipartimento del '500 e '600». Le opere che più ha amato qui agli Uffizi? «Tre opere... che non sono agli Uffizi. La Deposizione di Pontormo a Santa Felicita, quella di Rosso Fiorentino a Volterra e sempre di Rosso Fiorentino il Cristo Morto a Boston».
Corriere della Sera
3 Agosto 2016
✓ Entità verificate
FIRENZE - Antonio Natali: Io rottamato? Forse è stato giusto così
CH
Chiara Dino
Corriere della Sera
L'ex direttore degli Uffizi, Antonio Natali, andrà in pensione il prossimo primo settembre. Ha un'idea precisa del ruolo dei musei, che hanno una funzione etica e estetica, e non solo economica. Ha anche un progetto per un film su Caravaggio per Sky. Nel frattempo, lavora a diverse mostre, tra cui una trilogia di Palazzo Strozzi su Bronzino, Pontormo e Rosso Fiorentino. Ha anche introdotto il colore al museo, introducendo opere con toni e colori vivaci. Il suo successore sarà il nuovo direttore degli Uffizi, che non è ancora stato nominato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
la Repubblica · 9 Feb 2007
Italia, il boom degli "alberghi diffusi", così l'antico borgo diventa hotel
Corriere della Sera · 24 Set 2008
FIRENZE - David, nessun allarme No, io confermo tutto
Corriere della Sera · 4 Mar 2009
Louvre, deriva mercantile No, evoluzione inevitabile
Corriere della Sera · 18 Giu 2009
RESTAURI - Gel a regola d'arte
Corriere della Sera · 28 Nov 2009
FIRENZE - L'intervista Parla Elisabetta Fabbri, l'architetto nominato per seguire il cantiere
Corriere della Sera · 13 Mar 2010
Auditorium di Firenze. L'architetto: giudici condizionati. Fabbri: ma i lavori vanno avanti
Corriere della Sera · 8 Ott 2010
Uffizi, Bondi pronto a chiudere il piazzale
Corriere della Sera · 10 Nov 2010
Florens 2010. Rampello Abbiamo un modello, è il Rinascimento Impresa e arte insieme
Corriere della Sera · 13 Nov 2010
FIRENZE - La tentazione numero chius: come frenare i flussi turistici
Corriere della Sera · 16 Nov 2010
Firenze. La terza vita del Duomo. Con l'altro David, ogni anno
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 4 Feb 2017
La piramide di Piano. Nasce dopo 15 anni il Museo di Harvard
per-la-bellezza.comunita.unita.it · 27 Giu 2015
Bene Marino, Roma salga sui tram
Fonte non specificata · 5 Ago 2014
Decreto sui beni culturali: appello per una riflessione condivisa. Elenco finale
Corriere della Sera · 4 Ago 2014
Dalle bombe d'acqua ai terremoti I rischi idrogeosismici
Corriere della Sera · 4 Ago 2014
Milano. Quel De Chirico maltrattato
Corriere della Sera · 4 Ago 2014
Milano. La Pietà e il Castello per lanciare Expo
Corriere della Sera · 4 Ago 2014
Milano. Esponiamo i tesori nascosti di Brera
www.milanotoday.it · 4 Ago 2014
Scavi Rho-Monza: tutelare resti archelogici
Corriere della Sera · 5 Ago 2014
Alluvioni e frane, l'alfabeto dei disastri
Corriere della Sera · 5 Ago 2014
Né obblighi né selfie. Le regole d'oro per portare i bambini nei musei
Corriere della Sera · 5 Ago 2014
Spunta il monastero di Alboino
Eddyburg · 6 Ago 2014
Sprofondo Veneto nella marea di cemento
Corriere della Sera · 6 Ago 2014
Milano. I beni nascosti da valorizzare
Corriere della Sera · 6 Ago 2014
Milano. Galleria, trasloca il ponteggio dei restauri
Corriere della Sera · 6 Ago 2014
Puglia. Borgo più bello? Si può diventare
Corriere della Sera · 6 Ago 2014
Caccia alla Venere, per un selfie. Gli Uffizi al tempo di Facebook
Corriere della Sera · 6 Ago 2014
I musei? Viviamoli più che visitarli Anche con un caffè
Eddyburg · 7 Ago 2014
Le caserme dismesse tornano alle città È un record in Europa
Fonte non specificata · 12 Ago 2014
Continuano ad arrivare firme per l'appello per una riflessione condivisa sulla riforma Mibact
la Repubblica · 7 Ago 2014
Dai treni al patrimonio di Brera, la proposte Pd