L'aspetto più assurdo della questione è che a villa Borghese e a villa Torlonia gli impianti ci sarebbero, ma o non sono messi in funzione o hanno delle carenze. «Quando un impianto di irrigazione viene realizzato, come quello fatto al parco Borghese per il Giubileo del 2000, poi non viene curato e mantenuto efficiente come dovuto. Ma non c'è solo solo questo». Che cosa altro impedisce una corretta manutenzione delle ville? «La frammentazione delle competenze. Del verde storico infatti si interessano il Servizio Giardini e il Dipartimento tecnologico, per ciò che riguarda gli impianti di tutti i generi, dall'illuminazione alle fontane, sulle quali però interviene anche l'Acea. E sempre delle fontane si occupa inoltre la Soprintendenza capitolina, che per altro ha la supervisione su tutti gli aspetti che riguardano i parchi storici. Infine ci sono l'Ama, i Municipi di pertinenza territoriale, ovviamente i vigili urbani, a cui spetterebbe il controllo, e il dipartimento Mobilità, che da dieci anni dovrebbe istituire una Ztl a villa Borghese che non è stata mai attivata». Il risultato di tutto questo castello kafkiano di competenze è l'abbandono. «E anche il fatto che, nel momento in cui si accertano, come stavolta, problemi, mancando una regia unitaria ognuno può esercitare al meglio l'arte dello scaricabarile». Ma ora si è arrivati nell'incuria a un punto di non ritorno. «Il colpo di grazia alle ville storiche di Roma è stato dato dalla vicenda di Mafia Capitale, in cui proprio la manutenzione del verde era particolarmente coinvolta, al centro degli interessi delle cooperative di Buzzi. E ciò ha fatto sì che gli appalti di manutenzione siano stati immediatamente bloccati, e anche giustamente, per verifiche di legittimità. Così tutta la cura del verde di Roma è rimasta in mano alle poche centinaia di giardinieri comunali, che ovviamente fanno quello che possono, cioè una goccia in un deserto». Che fare? «Primo, creare una cabina di regia unitaria, guidata dalla Soprintendenza, che coordini gli interventi e programmi le priorità. Secondo, riqualificare il servizio giardini, che ha una storica tradizione, e appaltare all'esterno soltanto i lavori straordinari». Adesso però siamo di fronte a una situazione d'emergenza. «Per alcune ville, come villa Pamphili e villa Ada, non ha senso costruire un impianto di irrigazione, in quanto sono nate come parchi naturalistici, che devono essere soggetti all'alternanza delle stagioni. Diverso è il caso di spazi come villa Celimontana, villa Aldobrandini, villa Borghese e villa Torlonia, che sono soprattutto giardini, dove bisogna intervenire. Ma il problema riguarda anche la presenza di tante erbe infestanti che, seccandosi con il caldo, possono provocare incendi, e l'abbandono di qualsiasi prevenzione e profilassi contro i parassiti che uccidono le palme, i bossi e gli altri alberi ».