Viaggio in fila tra i turisti, le code in Duomo La città deserta in agosto è ormai più rara della nebbia a novembre. E, complice anche un tempo magnanimo circa 25 gradi e assenza di umidità in questo weekend la città ha offerto un volto davvero adeguato per i turisti stranieri. Che non sono stati pochi. Ci fossero anche un po' più di nostrani in giro per i luoghi d'arte del centro saremmo stati al completo. Code, ma disciplinate, alla cattedrale del Duomo ( foto a destra ), sia per entrare, determinate dai controlli, che per salire alla terrazza. Diversi i negozi aperti nelle zone centrali e ovviamente bar, ristoranti, panetterie, gelaterie con varie declinazioni artigianali, specializzate, a chilometro zero e tutto quanto il food oggi privilegia. Aperti i principali musei e, con sorpresa, a tempo pieno anche alcune chiese-gioiello un tempo trascurate come San Satiro, ovvero il capolavoro di Bramante, e San Maurizio, ovvero la Cappella Sistina di Milano firmata da Bernardino Luini in corso Magenta. Ciò è reso possibile dai volontari, in questo caso del Touring club. Una presenza, la loro, educata e appassionata, una risorsa. I turisti, a volte, sono irritanti per banalità e superficialità; ma a San Maurizio, per esempio, c'era anche una famiglia neozelandese alquanto documentata. Negative le mappe della città, specie quella «ufficiale» (Map Milan) con logo e patrocinio del Comune e distribuita al Duomo point, dove tutti i turisti la chiedono. Ebbene, che su questa mappa ci siano segnate anche viuzze a Nord di via Varesina e a Sud di via Giambellino è segno di estrema precisione, ma che non ci sia segnato dove si trovano la Pinacoteca di Brera (ieri 3.200 visitatori nelle domenica), il Museo della Scienza, il Poldi Pezzoli e il Cenacolo e non ci siano segnate le chiese di San Satiro, San Maurizio, Sant'Eustorgio o San Fedele non mi sembra una grande idea topografica. Se ne trovano in distribuzione di migliori, comunque... Così com'è, Foro Bonaparte decisamente non va bene. Molti ironizzano sulle due impalcature che si chiamano Porte realizzate per Expo (togliamole e pavimentiamo bene la piazza) e incomprensibili restano tutti quei metri di strade più o meno ciclabili completamente inutili e inutilizzati che conducono alla fontana «torta degli sposi» che nulla c'entra con la Milano sforzesca ma è ormai diventata location per foto e bagnetti. Molti, qui, sono gli ingressi alla Pietà Rondanini e alle raccolte del Castello Sforzesco dove, tuttavia, in pochi salgono al primo piano a visitare la quadreria. Mi chiedo se non sia arrivata l'ora di riallestire la Sala degli Scarlioni, togliendo il filmato dalla nicchia dove era la Pietà e posizionando al meglio il capolavoro del Bambaja, la tomba di Gaston de Foix. Un po' furbesco il cartello nel Cortile della rocchetta che invita ad entrare e visitare il violino più grande del mondo: se entri ti attendono 160 gradini e nessun violino; due piani chiusi e, all'ultimo, il laboratorio di liuteria Monzino: encomiabile, ma l'indicazione non è cosa. Aperta l'Ambrosiana con anche la cripta recentemente resa disponibile, ma chiusa la chiesa superiore del Santo Sepolcro: secondo me, cripta e chiesa fanno parte di un ideale percorso comune relativo alla Passione e alla sepoltura di Cristo e dovrebbero stare entrambe aperte insieme. Questa volta ho evitato di andare al museo delle culture Mudec di via Tortona, dove, per altro, è esposto l'automa di Schiaparelli che era al Castello dove ora c'è una copia... Tuttavia, i luoghi della città sedi di addensamenti creativi durante alcune fasi dell'anno (come via Tortona durante la Settimana del mobile) non funzionano in tutte le altre settimane, e gli insediamenti permanenti restano come la Fortezza Bastiani di Dino Buzzati in attesa di qualcosa (meglio, qualcuno).