Ztl da ribaltare ma non solo, due lettere dal quartiere che rischia di perdere la sua identità Gentile direttore, sto seguendo sul suo giornale, e ovviamente da altre fonti, il dibattito necessario e interessante sull'Oltrarno. Ecco in tutto questo però debbo constatare, come ormai da anni, un totale disinteresse, direi imbarazzante, per l'aspetto culturale, anzi socioculturale che ancora prova con i denti a resistere in quello storico fazzoletto fiorentino, dove un tempo erano accese insegne di cinema, sale concerti e teatri e dove oggi restano a presidiare il territorio solo la Sala Vanni, in piazza del Carmine e il Teatro di Cestello nell'omonima piazza. Istituzioni che offrono programmazioni importanti e molto apprezzate e seguite dai fiorentini, ma che stanno accusando pesantemente sia la difficoltà del pubblico a raggiungerle, per la mancanza di parcheggi (e la cosa peggiorerebbe gravemente con una Ztl che partisse proprio in orario di spettacolo o di arrivo del pubblico!), sia la totale indifferenza delle istituzioni, a cominciare dal sindaco Nardella che pare proprio ignorarne l'esistenza. Vorrei anche far presente che, almeno nel caso del Cestello, si tratta di attività che non gode di finanziamenti pubblici, richiesti (partecipando ai bandi, come tutti) ma sempre respinti per pochi punti (quelli discrezionali). Ora comprendo bene che viviamo in un tempo in cui riempirsi la bocca di cultura e socialità culturale pare un facile viatico auto promozionale, quando i soggetti sono le grandi istituzioni «istituzionali», mi perdoni il bisticcio di parole, mentre facilmente si dimentica l'esistenza di un fondamentale tessuto più diffuso e popolare che svolge un ruolo fondamentale nella formazione del pubblico e anche delle nuove più giovani professionalità, ma anche e proprio per questo non posso che stupirmi visto il dibattito in corso sull'Oltrarno che si continuino a ignorare totalmente questi presidi fondamentali di cui sopra. San Frediano grazie a Cestello e Sala Vanni non è solo movida molesta! Ma questi presidii stanno sopravvivendo con i denti e il fiato corto, anzi cortissimo, nonostante gli importanti riscontri di pubblico. Le basti pensare che il Teatro di Cestello da solo nella scorsa stagione, ha registrato oltre diecimila presenze, conta oltre cinquanta allievi ai corsi di teatro e offre spazi di confronto e socialità alle varie associazioni del territorio dell'Oltrarno. Ora non viene anche a lei da pensare che sia quantomeno «curioso» che in questo dibattito sul rilancio dell'Oltrarno non se ne parli, non lo si consideri o forse fa gioco a qualcuno o a qualche interesse che il Teatro di Cestello e la Sala Vanni spengano definitivamente le loro insegne magari per lasciare il posto ad altra movida? Se così non è il Comune ci pensi, sostenga e pensi a come agevolare l'arrivo del pubblico e i parcheggi anche per questi fondamentali presidii. Il tempo stringe! Marco Predieri Caro direttore, sono passate solo alcune settimane dalla pubblicazione sul suo giornale di un servizio sulla nascita di alcuni dehors che in via Sant'Agostino hanno sottratto preziosi posti auto a noi residenti ed ecco che in questi giorni ne è spuntato un altro, proprio davanti ai bagni comunali. Non bastava la pedonalizzazione di piazza del Carmine per renderci la vita impossibile. Come ebbi a scrivere in una precedente lettera, la sera è un'impresa che dura ore parcheggiare la propria vettura in questa zona. Per non parlare del dopo cena, magari alla fine di una giornata piena di lavoro. Ma siamo come davanti a un muro di gomma: l'amministrazione non capisce la gravità del disagio e continua ad accogliere le domande dei commercianti, del tutto incurante degli effetti provocati. Che cos'è? Insipienza? Superficialità? O, peggio, a Palazzo Vecchio si è cominciato ad adottare la tecnica dei due pesi e delle due misure a seconda dell'interlocutore? Il sindaco ha accolto l'idea lanciata dal suo giornale di ridiscutere a settembre gli orari della Ztl e le fasce di ingresso del traffico privato in Oltrarno. Sarebbe l'occasione buona per ridiscutere di tutti gli aspetti che preoccupano il quartiere. Però nessuna soluzione risulterà adeguata se prima non si capirà qual è il problema da affrontare. Alessandro D'Incalci