Padova, padre Poiana: «Mi sono arreso». E a Venezia il Patriarca indaga sulle recenti profanazioni: «Chiarire i fatti» .Sale l'allerta antiterrorismo per la Basilica di Sant'Antonio, ogni anno meta di milioni di pellegrini. Dopo l'allarme dei giorni scorsi legato alle troppe foto scattate da due turisti, sono comparsi nuovi cartelli di divieto di riprendere o immortalare gli interni. «Per evitare il ripetersi di spiacevoli inconvenienti e falsi allarmi, si pregano i visitatori di attenersi alle indicazioni di non fotografare dentro la Basilica, come specificato nei richiami affissi alle porte si legge sulla pagina Facebook della Basilica e sul profilo del padre rettore, Enzo Poiana . Non sprechiamo il tempo delle forze dell'ordine, che fanno tanto per la nostra sicurezza». Un'ulteriore, oltre al presidio fisso dell'esercito h24 e alla presenza di camionette e pattuglie di polizia e carabinieri anche in borghese, cui si aggiunge la presenza di guardie dotate di metal detector all'ingresso. «Sono quelli portatili, utilizzati in casi sospetti spiega padre Poiana ai fissi sono contrario, perchè creano code eccessive. La basilica è poi interamente monitorata da telecamere. Quanto al divieto di fotografare, l'ho spesso ribadito anch'io dall'altare, anche per motivi di disturbo della preghiera e della liturgia». Alta tensione a Venezia, dove il parroco di San Zulian, chiesa vicina a piazza San Marco, denuncia: prima un musulmano si sarebbe messo a pregare a voce alta per terra con un tappetino, le spalle rivolte verso l'altare, disturbando gli altri fedeli; poi un gruppo di donne islamiche sarebbe stato visto da un custode mentre si faceva delle foto irrispettose di fronte al crocifisso («facevano le corna, ridevano»). Infine un paio di turisti orientali si sono intrufolati nella coda per la comunione, salvo poi sputare la particola di fronte ai rimproveri di fedeli che li avevano visti ridacchiare. Don Massimiliano D'Antiga ha chiesto l'intervento dell'Associazione dei carabinieri in pensione e il Patriarcato vuole vederci chiaro. «La Curia patriarcale di Venezia sta attentamente vagliando quanto riferito, per chiarire fatti e modalità di ciò che è realmente accaduto», spiega una nota. Il Patriarcato, peraltro, in riferimento alla notizia che anche nella Basilica di San Marco ci sarebbero stati episodi di oltraggio all'eucarestia, nega con forza ma ammette che spesso non è facile contemperare pressione turistica ed esigenze del culto. «Talvolta, al momento della comunione, si presentano persone all'oscuro del significato del gesto liturgico che stanno compiendo dicono dal Patriarcato . In tal caso è lo stesso sacerdote o diacono che chiarisce la situazione e poi congeda la persona con un saluto o una benedizione». Nemmeno alla Basilica dei Frari ci sono stati episodi così gravi. «Il personale della biglietteria ogni tanto deve riprendere qualche turista poco vestito o che non si toglie il cappello rivela il parroco, padre Lino Pellanda . Qualche giorno fa c'erano dei ragazzi che si scattavano foto in posa in chiesa, abbiamo chiesto loro di smetterla. Certo, bisogna sempre stare attenti». Niente di drammatico dunque, anche se le denunce del parroco di San Zulian sui musulmani fanno clamore di questi tempi. «Non chiamateli islamici, sono persone senza fede tuona il presidente della Comunità islamica di Venezia, Mohamed Amin Al Ahdab . Sono provocatori, la loro è la fede del diavolo e danneggia la nostra comunità. La religione dovrebbe essere pace, amore e rispetto».