Nella collana «Precursori della decrescita» diretta da Serge Latouche per Jaca Book (nata per dimostrare come «una crescita infinita» della produzione e dei consumi non sia sostenibile «in un mondo finito») è in libreria il volume curato dalla bresciana Laura Novati, Conti o la condizione sperimentale (pp. 96, 9), titolo che riprende quello di un romanzo autobiografico della stessa Laura Conti, nota pioniera dell'ambientalismo mancata nel 1993 il cui archivio personale è collocato a Brescia presso la Fondazione Micheletti. Il libro appena citato, cioè La condizione sperimentale uscito nel '65, nacque dopo il suo arresto come partigiana a Milano e la detenzione a San Vittore nell'estate del '44 dalla sua esperienza nel Campo di transito di Bolzano (dall'autunno '44 all'aprile '45): internamento dal quale uscì evitando la deportazione, tornando libera, laureandosi in medicina, iniziando il suo impegno politico. Se il lager costituisce la prima cesura nella vita della madre dell'ecologismo italiano, la seconda è il periodo seguito alla tragedia di Seveso nel quale la Conti maturò la consapevolezza che ogni lotta per l'ambiente è al contempo lotta per il rispetto di quello stesso «ambiente» umano e culturale, sociale e politico, compito di tutti. Una battaglia portata avanti, a difesa del pianeta e a tutela della salute, nella consapevolezza che ogni inquinamento avvelena anime e non solo corpi, e condotta anche a costo di impopolarità come accadde per lei in diverse occasioni: ad esempio dopo la catastrofe proprio quarant'anni fa dovuta allo sprigionamento della nube tossica dal Reattore B dell' Icmesa; oppure durante la battaglia antinucleare che trovò oppositori anche tra chi le stava più vicino; o ancora negli ultimi anni di vita quando difese una posizione sulla caccia sgradita ai suoi compagni, da Legambiente ai Verdi rivolta a responsabilizzare l'attività venatoria verso il territorio e le specie. Su questi temi il libro offre anche una piccola antologia di testi scelti (da Visto da Seveso , Feltrinelli '77; e da Questo pianeta e Discorso sulla caccia , Editori Riuniti rispettivamente '83 e '92) che disegna un pezzo di Italia di ieri, stretta fra la costruzione o la negazione di una coscienza ecologica collettiva, l'affermazione di principi teorici, ma pure di programmi pratici inderogabili relativi al suolo, all'energia, al patrimonio genetico Si chiude il libro e ci si rende conto delle tante posizioni su cui in cui il tempo ha dato ragione alla Conti. Anche per questo riscoprirne gli scritti può essere utile, per i temi e per un atteggiamento di fondo che li supera: «Evitare posizioni preconcette; cercare ogni volta la migliore mediazione possibile tra teoria e prassi, tra sapere scientifico e scelte politiche»; questo il «metodo Conti», ci ricorda Laura Novati. Insomma un modello di comportamento: fra correzioni di rotta e riconfigurazioni, ma sempre con onestà e a servizio del bene comune.