BISOGNA essere onesti. Ignazio Marino non ha lasciato a Roma un ottimo ricordo. Però una cosa bisogna riconoscerla: il suo primo provvedimento, quello che ha strappato i consensi in tutto il mondo tranne che tra gli automobilisti romani e tra i tassisti capitolini, è stato la chiusura di via dei Fori Imperiali. L'idea per la verità era di Argan, di Cederna, uomini illuminati che tanto lustro hanno dato alla città. Altri sindaci pur dichiarando buona volontà, non ci avevano neanche provato. Marino, il marziano de Roma, invece ha preso carta e penna e ha sfidato tutti, facendo felici chi da tempo aspettava di veder restituito al mondo un patrimonio dell'umanità. Adesso si scopre che la chiusura totale di via dei Fori Imperiali scattata il primo agosto è un po' troppo, che finisce per far scattare multe pesantissime per quei mezzi che lavorano alla realizzazione della metro C e che tanto vale sospendere quel provvedimento tanto vessatorio, riaprire parzialmente i Fori al traffico pubblico e riparlare di chiusura totale dello storico sito a partire dal primo gennaio. Immediatamente sono scattate le proteste di chi ha veramente a cuore la protezione di questo immenso e unico patrimonio storico (Legambiente in testa), ma soprattutto sono arrivati i primi dubbi. Chi potrà garantire che dal primo gennaio siano state rimosse tutte le cause che rendono ora impraticabile una scelta definitiva che almeno chiudeva e risolveva una questio decennale? Chi può assicurare che i cantieri della metro saranno realmente smontati? Chi può garantire che la lobby dei tassisti non vinca (non ci vuole molto) la sua ennesima battaglia? Noi ci auguriamo che i solenni impegni presi dalla giunta Raggi vengano difesi e mantenuti. La posta in gioco è troppo alta. Si tratta di proteggere dal degrado e dalla corrosione del tempo il sito archeologico che tutto il mondo ci invidia e che fa arrivare a Roma ogni anno milioni di turisti. Ma la volatilità della politica ci spinge ad essere diffidenti. Dire tutto e il contrario di tutto è uno sport che in passato ha avuto altissimi protagonisti e interpreti, adesso sembra che sia una prassi ridiventata la moda. Ma Roma massacrata, umiliata, offesa dagli ultimi anni di malgoverno non ha certo bisogno di marciaindietristi, ma di gente che sa guardare con coraggio verso il futuro. Speriamo.