Nel Dpef per il settore Lunardi indica il fabbisogno finanziario per il triennio 2006-2008 Pedaggi ombra dell'Anas su 8.575 chilometri - È allarme debiti (3 miliardi) per il trasporto pubblico locale ROMA Servono otto miliardi nel triennio 2006-08 per rifinanziare il fondo delle grandi opere della legge obiettivo e dare continuità all'azione governativa sulle infrastrutture: 2,5 miliardi nel 2006; 3 miliardi nel 2007; altri 2,5 nel 2008. Ma, se si considerano, oltre al fondo della legge obiettivo, anche i finanziamenti ordinari all'Anas e alle Ferrovie destinate alle grandi opere, già per il biennio 2006-07 serviranno 12 miliardi. È quanto prevede il cosiddetto «Dpef Infrastrutture», vale a dire l'allegato al Dpef sullo stato di attuazione della legge obiettivo. In altre parole, questa è la richiesta che il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, rivolge a Domenico Siniscalco per le risorse da inserire nella prossima Finanziaria. Il «Dpef infrastrutture» di quest'anno, però, allarga l'orizzonte e oltre al resoconto dell'attività svolta e del fabbisogno per le grandi opere segnala le urgenze negli altri comparti "governati" direttamente o indirettamente dal ministero: a partire dall'allarme sulle condizioni delle aziende di trasporto pubblico locale che presentano un indebitamento superiore ai tre miliardi. Questo indebitamento afferma il documento «può esplodere entro il primo semestre 2005». Si riconferma così l'estrema urgenza di un'iniezione di liberalizzazione per l'intero settore e si propone per la prima volta un vero e proprio «patto di stabilità» con Regioni ed Enti locali specifico sul Tpl. Anche su un altro fronte, quello della logistica, il Dpef propone misure specifiche e urgenti, in attuazione del Patto firmato dieci giorni fa: al primo posto, la costituzione di una scuola superiore. Terza priorità è quella delle aree urbane (si veda l'articolo qui sotto). Il Dpef infrastrutture aggiorna il quadro delle grandi opere: gli interventi approvati dal Cipe sono arrivati a 57.864 milioni e quelli in corso di istruttoria a 63.906 milioni. Per le opere già approvate il 47 delle quali nel Mezzogiorno le risorse disponibili a oggi ammontano a 38.742 milioni: sono quindi ancora da reperire 19.168 milioni. Tra le opere in corso di istruttoria, meritano una segnalazione quelle programmate per l'approvazione del Cipe entro luglio: l'alta velocità Verona-Padova, la tangenziale di Cuneo, il sistema pedemontano lombardo-veneto, l'aggiornamento della Brebemi, un nuovo tratto della Genova-Ventimiglia (Andora-Finale Ligure), la tangenziale di Lucca, la metropolitana di Bologna. Per il totale delle opere in istruttoria ci sono già disponibili 19.716 milioni, occorre trovarne ancora 44.190. Tra opere già approvate dal Cipe e opere in istruttoria, il fabbisogno di risorse ammonta quindi a 63.358 milioni. Il Dpef recepisce anche la definizione delle nuove priorità decise dal Governo, d'accordo con le Regioni, per le grandi opere nel Mezzogiorno. A queste opere saranno destinate prioritariamente anche le risorse del Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate. In Abruzzo si punterà sulle risorse idriche; in Campania sulla Salerno-Reggio Calabria, sul sistema metropolitano regionale, sull'adeguamento delle reti idriche; nel Molise pure agli acquedotti; in Puglia, sul sistema metropolitano di Bari e sul sistema portuale di Tarante in Basilicata sugli acquedotti; in Calabria si punterà invece sul porto di Gioia Tauro e sulla Salerno-Reggio; in Sicilia sui sistemi metropolitani di Palermo e di Catania e sull'asse ferroviario Catania-Palermo; in Sardegna sul sistema portuale e sul nodo urbano di Cagliari, oltre che sull'adeguamento degli schemi idrici. A queste opere andrà la «preferenza nel processo di assegnazione delle risorse». Uno dei capitoli conclusivi del Documento (che conta in tutto 279 pagine) è dedicato alla «prospettazione delle possibili forme di finanziamento alternative». E inevitabilmente si torna sulla vicende del pedaggiamento delle strade. Archiviata l'ipotesi di vendita della rete stradale a Ispa, si torna su un'ipotesi più realistica: concessione ali "Alias per tutta la rete viaria a fronte di un canone, ipotizzato una tantum in tre miliardi; l'Arias ottiene contestualmente introiti, mediante pedaggi ombra e altri trasferimenti, distinti fra rete esistente e nuove opere; con questi introiti Anas esce dal perimetro della Pubblica amministrazione e sarà in grado di fare ricorso ai mercati finanziari «senza alcun riflesso sul debito pubblico, per il recepimento delle risorse necessarie agli investimenti»; Anas assume il rischio, «oltre che della gestione e del mantenimento in piena efficienza dell'attuale rete stradale, anche di quello relativo alla realizzazione nei prossimi dieci anni di nuovi investimenti per un ammontare complessivo di 35 miliardi». Lo stato non finanzierà più investimenti Anas ma pagherà un pedaggio ombra su 8.575 chilometri della rete esistente più quelle in fase di realizzazione.