CENTO ANNI dopo pentole in bronzo, piatti in terracotta, brocche e boccali scoperti da Vittorio Spinazzola nello scavo della Fullonica di Stephanus tornano al loro posto nella cucina della bottega dei lavandai. Là, e come, li aveva sistemati il direttore degli scavi di Pompei di inizi Novecento, con un approccio al patrimonio archeologico che oggi ci appare moderno ed efficace. Oggetti originali, tirati fuori dai depositi da Massimo Osanna, direttore della Soprintendenza Pompei, ed esposti là dove furono rinvenuti nel 1912. La cucina, un piano di cottura in mattoni con un arcosolio alla base, è protetta da un'ampia vetrata in cristallo temprato che consente ai visitatori della fullonica di comprendere come funzionasse una cucina nella Pompei romana. Sopra, una pentola su tripode, vari contenitori in bronzo, alla parete brocchette, pentolini, i resti della griglia in ferro per la carne. E poi, boccali e piatti in terracotta. Reperti che erano chiusi nel deposito di Casa Bacco e di cui in alcuni casi si era persa memoria, identificati grazie allo studio degli antichi inventari. Per riallestire la cucina, Osanna ha utilizzato anche le foto d'epoca, come una del 1916 relativa alla sistemazione voluta da Spinazzola, che interessò anche il vicino Thermopolio di Asellina, una sorta di fast-food della Pompei romana. Un dato interessante per la storia della ricerca e della musealizzazione, poi ripreso da Maiuri. Gli oggetti ovviamente erano stati scaraventati a suolo dalla furia dell'eruzione, e questa doveva essere la situazione pre-catastrofe. In questa cucina si preparavano i cibi per gli operai che lavoravano e vivevano nella lavanderia». Osanna con l'archeologa Patrizia Tabone lavorano al riallestimento con copie in resina dalla Casa del Fabbro, nella Regio I, dove erano stati allestiti gli scheletri sui letti come erano stati trovati. I resti ossei saranno ricomposti e studiati e l'abitazione resa visitabile secondo le modalità del museo diffuso. Novità anche per chi entra agli scavi da piazza Anfiteatro, dove restano i disagi per i visitatori in fila perché è attivo un solo sportello di biglietteria. Nella Palestra grande, tra grandi bacheche climatizzate conservano i resti organici carbonizzati recuperati a Pompei ed Ercolano. Si va dalle noci alle cipolle, dai fichi ai noccioli di pesca. E poi agli, farro, ceci, piselli, pane. Reperti già mostrati al pubblico della mostra "Mito e Natura", ad eccezione degli organici provenienti dal complesso di Moregine, scavato durante la realizzazione della terza corsia dell'autostrada Napoli-Salerno, esposti per la prima volta al pubblico: i sandali in sughero, una roncola, un cestino in vimini e le tabulae ceratae, usate per scrivere. «In autunno - annuncia Osanna - allestiremo qui i triclini in marmo di Moregine, che sono stati portati via dopo l'interramento del sito e li ricostruiremo per dare un ulteriore spaccato della vita della Pompei del 79 dopo Cristo».
Pompei, torna a vivere la cucina nell'antica lavanderia di Stephanus
La Fullonica di Stephanus, un'antica bottega di lavanderia a Pompei, è stata riallestita con oggetti originali e reperti rinvenuti negli scavi. La cucina, con pentole in bronzo e piatti in terracotta, è stata restaurata con l'aiuto di Massimo Osanna, direttore della Soprintendenza Pompei. Gli oggetti sono stati esposti in un piano di cottura in mattoni con un arcosolio alla base, protetto da una vetrata in cristallo temprato. La cucina era utilizzata per preparare cibi per gli operai che lavoravano e vivevano nella lavanderia. Osanna ha utilizzato anche le foto d'epoca per riallestire la cucina.
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