Una mostra a Montecitorio restituisce al pubblico la statua bronzea ritrovata nel canale di Sicilia. Vigoroso ed elegante, ebbro di vino e di ritmi musicali, forse quelli liberati dai cembali o da strumenti a percussione che hanno rapito la «magnifica creatura» riemersa dalle acque di Mazara del Vallo fino a farla cadere in trance, trasportata da una danza vorticosa e folle. Il Satiro danzante, recuperato cinque anni fa dalle reti dei pescatori siciliani, da oggi è esposto per la prima volta al pubblico, che potrà ammirarlo in tutta la sua bellezza nella mostra allestita nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio (catalogo Leonardo International) e ufficialmente inaugurata ieri dal presidente della Camera Pierferdinando Casini, alla presenza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Un evento, come ha precisato Gabriella Pistone (vice presidente della Commissione del COmitato per la tutela del patrimonio artistico) e come aveva intuito Walter Veltronì (allora ministro per i Beni culturali) quando, nel 1998, la statua bronzea mancante di braccia e della gamba destra fu ritrovata nel Canale di Sicilia a circa 500 metri di profondità. Da allora, un anno dopo il ritrovamento della gamba sinistra, il satiro è stato sottoposto alle cure dell'Istituto di Ricerca di Roma, che ora ce lo restituisce restaurato. Malridotto per la permanenza sui fondali marini, la statua, ha detto Roberto Petriaggi (direttore dei lavori di restauro e responsabile del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea I.c.r. Roma, oltre che curatore della mostra), presentava un notevole deturpamento e mineralizzazione della superficie. Il fatto di non avere un sostegno naturale ha poi reso ancora più rischiose le indagini diagnostiche e la fase di pulitura. È stato quindi messo a punto un macchinario simile a un cestello della lavatrice, che consentiva di operare sul bronzo in totale sicurezza. Dopo i rilevamenti per accertarne lo «stato clinico» e fare una mappatura della superficie «si è proceduto con un restauro manuale e con strumentazione di tipo chirurgico - ha raccontato Petriaggi - per liberare la "pelle" del satiro da incrostazioni ed elementi marini». Già settemila le prenotazioni per il Satiro danzante. Molto probabilmente la statua, una lega in bronzo, rame e piombo, risale al IV secolo avanti Cristo. Ma per ora, tutte le ipotesi sulla datazione precisa e sulla ricostruzione del contesto sarebbero azzardate. Non si sbilanciano, infatti, gli storici dell'arte che si limitano ad ammirare «la magnifica creatura - come la chiama il profes-sor Petriaggi - che sembra voler spiccare il volo». Proprio per non bloccare questo guizzo di libertà Petriaggi non avrebbe voluto il Satiro danzante in una teca in cristallo, come apparirà invece nella ex chiesa di S. Egido a Mazara da giugno in poi, dove tornerà il satiro. Perché «è giusto che resti in Sicilia», ha detto Sebastiano Tusa, responsabile de) gruppo di intervento di archeologia subacquea dell'Assessorato per i Beni Culturali ed Ambientali della Regione siciliana. Ma la teca in cristallo è necessaria per preservare la statua dalle condizioni atmosferiche. Il bronzo sarà collocato su un basamento antisismico. II satiro esposto a Montecitorio è al centro di una struttura che accentua la sua plasticità e il movimento rotatorio del corpo stesso (la rampa di scale che lo circonda va percorsa dal sinistra a destra, in senso antiorario). La sua espressività appare ottimale per i due terzi, e questo farebbe pensare che la statua faceva parte di un gruppo. Così la pensano Petriaggi e Tusa, mentre Paolo Moreno, professore di Archeologia e storia dell'arte greca e romana all'Università di Roma Tre, non parla di gruppo e attribuisce la statua a Prassitele. Secondo Moreno confermerebbero l'origine greca lo spessore del bronzo (6-7 millimetri) e la fusione separata delle tre dita centrali del piede della statua. Ma, considerando la lega, potrebbe anche trattarsi di una splendida copia romana. La discussione scientifica sul satiro prenderà il via probabilmente il 29 e il 30 maggio a Roma, quando gli studiosi saranno chiamati a confrontarsi più in dettaglio sul prezioso ritrovamento. Alcune certezze, tuttavia, ci sono. Innanzitutto non c'è alcun dubbio sul fAtto che si tratti di un satiro (lo confermano le orecchie a punta e il foro visibile sulla schiena dove si inseriva la coda), Alto circa due metri e pesante 108 chilogrammi, il satiro fa parte della corte orgiastica che accompagnava Dioniso, il dio greco del vino. La cosa che più colpisce è senza dubbio questo movimento rotatorio dovuto ad una danza furibonda, una sorta di antico «sirtaki». E il satiro danzante sta giusto per saltare, proteso sulla punta del piede destro e la gamba sinistra sollevata. Il suo busto è ruotato e la testa, con i capelli al vento, è abbandonata all'indie-tro, quasi a toccare le spalle. Se fosse un ballerino di danza classica, sarebbe immortalato mentre descrive Un jeté. Difficile ricostruire il movimento delle braccia, anche se probabilmente sul sinistro era avvolto una pelle di pantera e la mano teneva la coppa di vino vuota, mentre la mano destra, forse, scuoteva il tirso, una lunga asta sormontata di edere, Certo, molti interrogativi per ora sono senza risposta, ma la sinergia delle istituzioni e l'impegno dei tecnici ci hanno restituito la statua senza danneggiarla. E questo, per ora, è quello che conta.