GIOVEDÌ l'incontro con le parti sociali e venerdì il Consiglio dei ministri. Dovrebbe essere questa la settimana decisiva per 2 Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef) 2006-9. Arriva, come sempre, in ritardo: a norma di legge, il Dpef doveva essere presentato in Parlamento entro il 30 giugno. Ma questa volta il ritardo può tornare utile: si potrà tenere conto della riunione Ecofin di oggi, dando un segnale chiaro ai mercati sulle intenzioni del governo di prendere sul serio le raccomandazioni che i ministri delle Finanze dell'Unione europea formuleranno sul deficit eccessivo dell'Italia. Collocandosi più a ridosso della Finanziaria, il Dpef potrà anche rendere esplicito l'impegno programmatico del governo da qui a fine mandato, alla luce di accordi presumibilmente raggiunti nella maggioranza quanto alla politica di bilancio prossima futura. La bozza che circola in questi giorni per la verità ci aiuta a capire dove andremmo in assenza di interventi correttivi, ma è molto reticente su cosa intende fare il governo per porre rimedio a un quadro dipinto realisticamente a tinte molto fosche. I dati tendenziali, il quadro a bocce ferme, confermano pienamente gli allarmi lanciati ripetutamente su queste colonne nell'ultimo anno sullo stato dei nostri conti pubblici. Il disavanzo si attesterà al 4,3 nel 2005 e al 4,7 nel 2006, mentre tornerà a salire il rapporto fra debito pubblico e Pii. Si «sfora alla grande» insomma e per ragioni che potevano essere largamente previste all'inizio di quest'anno quando ancora il governo prevedeva un deficit al 2,7 o a fine aprile quando si introduceva la forbice con un limite superiore al 3,5. Potevano essere previsti perché si sono riviste per tempo le stime di crescita della nostra economia, si sono sovrastìmati gli effetti delle misure di contenimento della spesa previste dalla Finanziaria e si sono avallate pratiche contabili che difficilmente avrebbero passato il vaglio di Eurostat. Oggi si riconoscono di fatto questi errori. Ma si è reticenti sui correttivi. Non che l'aggiustamento programmato dai Dpef per il 2006 sia marginale. Le misure correttive valgono quasi un punto di Pil, dovendoci portare dal 4,7 al 3,8 di disavanzo. Ma i saldi, di per sé, sono poco informativi. Conta soprattutto il modo con cui si intende procedere, tagliando te spese o aumentando le tasse e come. Ma la bozza di Dpef non dice nulla sulla composizione di questo aggiustamento. Solo un Dpef meno reticente a riguardo può servire a tranquillizzare i mercati e a permettere un dibattito informato in Parlamento. Bene porvi rimedio prima di giovedì. Non c'è davvero tempo da perdere.