Il governatore agli operatori: «Presentate progetti di qualità e bilanci chiari» Vincenzo De Luca utilizza la presentazione della programmazione dei fondi Pon destinati alle imprese culturali (114 milioni di euro fino al 2020) per mettere in chiaro un paio di cose. La prima: «Premieremo la qualità e la trasparenza dei progetti, quindi lavorate e non cercate un padrino politico». E annuncia la rivoluzione Scabec: «Avremo un'unica centrale di programmazione della Regione, così risparmiamo sui cda, per far arrivare più soldi alle aziende culturali». NAPOLI Seminario tecnico, reprimenda politica. Vincenzo De Luca utilizza la tappa del road show governativo per presentare la programmazione dei fondi Pon destinati alle imprese culturali (114 milioni di euro fino al 2020) per mettere in chiaro un paio di cose. La prima: «Premieremo la qualità e la trasparenza dei progetti, chi porta un progetto di qualità sarà premiato quindi lavorate e non cercate un padrino politico, perché non ce ne sono più». La seconda: «La Regione punta alla permanenza degli eventi e alle manifestazioni che producono lavoro. Alcuni eventi prosegue il governatore scivolano sul piano dell'abitudine al finanziamento non alla qualità e al successo dell'iniziativa. Pretenderemo di capire come vengono utilizzati i soldi pubblici fino all'ultimo centesimo. Non esistono bilanci non trasparenti. Eviteremo che certi responsabili di sezioni artistiche guardino più al loro sistema di relazioni che alla qualità, basta portate registi e produttori amici. Non ci saranno zone franche per nessuno». A qualcuno fischieranno le orecchie. A detta degli astanti il presidente si riferisce al Teatro Festival (tra l'altro l'unico evento che non cita mai, mentre elogia Reggia di Caserta e il Festival di Ravello), non proprio un successo di pubblico, ma solo di polemiche. E annuncia la rivoluzione Scabec: «Avremo un'unica centrale di programmazione della Regione, così risparmiamo sui cda, sulle sedi: l'obiettivo è far arrivare più soldi alle aziende culturali e meno ai parassiti dei cda». Stando alle prime indiscrezioni di Palazzo nella Scabec confluiranno Film commission, Istituto Mondragone a breve termine, nel lungo, pare, anche il Teatro Festival. Operazione più complessa dal punto di vista formale, visto che è una Fondazione con 14 dipendenti a tempo indeterminato, ma fattibile. La sala giunta di Palazzo Santa Lucia è gremita, sudano anche gli split dell'aria condizionata. È l'assalto degli operatori culturali: in mattinata si sono accreditati in sessanta, a mezzogiorno sono già il doppio. Per capirci basta dare un po' di numeri: in Campania sono 21 mila le imprese culturali, 1.787 le associazioni di volontariato, 1.452 le cooperative sociali, 137 imprese dell'editoria. Tutti possono concorrere agli incentivi europei del Mibact. Sono finanziabili progetti fino a 400 mila euro. Non solo, una parte, fino a 500 mila euro ognuno, è destinata anche ai Comuni dove sono presenti gli attrattori: Palazzo Reale, Reggia e Real bosco di Capodimonte e Museo Archeologico (Napoli), Scavi di Pompei, Ercolano, Stabia, Reggia di Caserta, Certosa di Padula, Reggia di Carditello, Parco di Velia (Ascea), Anfiteatro Flavio e Tempio di Serapide (Pozzuoli). E alle cooperative che sviluppano progetti destinati a questi beni fino a 400 mila euro di investimenti. Le agevolazioni prevedono un contributo a fondo perduto fino all'80 per cento della spesa ammessa, elevabile al 90 per cento in caso di impresa femminile, giovanile o in possesso di rating di legalità. «Mai nessun governo aveva investito tanto sulla cultura in Campania», termina De Luca che rilancia una vecchia idea del compianto assessore comunale Renato Nicolini: RoNa sulla falsariga di MiTo. «Unire in grande distretto turistico Roma e Napoli, che sono distanti 40 minuti di treno e costituiscono il più grande patrimonio culturale al mondo», dice. «La cultura deve creare ottimi cittadini ma anche occupazione e sviluppo spiega invece il sottosegretario ai Beni culturali, Antimo Cesaro per questo abbiamo deciso di scorporare parte del Pon cultura e sviluppo per destinare finanziamenti importanti ai privati, perché c'è tanto da fare e ci aspettiamo dal Sud e da Napoli proposte di grande impatto». Il programma di incentivi «Cultura Crea» è gestito da Invitalia, che valuta i business plan, eroga i finanziamenti e monitora la realizzazione dei progetti. Aggiunge Cesaro: «Dovete mettervi a studiare le buone pratiche che ci sono e sono tante. Perché la qualità dei progetti sarà il primo criterio per ottenere i finanziamenti».